Capacità AEROBICHE e forza (prima parte)

Presupposto: osservare la curva MMP in forma NON LOGARITMICA (grafico); si è invece abituati ad usare una scala x logaritmica per rimarcare alcuni passaggi di stato ed evidenziare la curva nei primi minuti, con una sorta di effetto "ingrandimento".




La capacità di esprimere FORZA è limitata al tratto massimale (primissimi minuti), non è un caso che questa "verticalità" si perda, assai velocemente, proprio in prossimità del lasso temporale "tipico" prossimo a Vo2max (asse X in secondi: 300s= 5min). In questi pochi minuti decade DRASTICAMENTE il potenziale/contributo neuromuscolare rispetto ad un'espressione di potenza massimale (PMax).
Osservazioni, alcune le "rubo" da una recente esposizione all'Endurance Research Conference:
1) l'essere umano -rispetto ad altre specie- è un animale molto scarso nell'espressione di ENDURANCE (rispetto ad altri animali infatti abbiamo Vo2max inferiori): due veloci banali/conclusioni, le capacità massimali aerobiche (acquisire, distribuire, utilizzare O2) e il mantenimento di un'elevata percentuale rispetto a questo riferimento sono i principali fattori limitanti la prestazione aerobica.
Qui la forza conta ben poco poiché siamo ben lontani dai valori massimali e, nello specifico del pedalare, le forze in gioco da esprimere sui pedali, anche ad intensità AEROBICHE MASSIMALI, sono modeste, anche nei valori di picco, ma MOLTO ripetute. Ripetibilità=efficienza=endurance (anche nella componente di sincronizzazione/coordinazione contrazione-rilassamento muscolare)
2) il divario tra le capacità neuromuscolari massimali (PMax) e uno stato stazionario aerobico (es CP o FTP, se preferite) è NOTEVOLE. Già questo di per sé esclude che la componente forza sia rilevante nell'espressione di intensità (aerobiche quasi massimali -FTP- o aerobiche massimali -CP-) prossime a questi riferimenti
3) ben 2/3 del potenziale massimale neuromuscolare ricade in uno stato di espressione NON stazionaria (> CP). Qui la componente forza è tanto più rilevante quanto ci si avvicina a Pmax. Considerando però la pendenza di questa curva si evidenzia come il dominio temporale (minuti, secondi) di tale componente sia comunque limitato
4) la curva rappresentata, per curvatura e caratteristica, è propria di molteplici sport.
Già A.V. Hill (nel 1925) per primo dimostrò questa -semplice col senno di poi!- correlazione prendendo a riferimento tempi e prestazioni (velocità) dei record mondiali di differenti discipline.

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