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Paradigmi a confronto FTP e CP (+W')

ottobre 16, 2015
Paradigmi a confronto FTP e CP (+W')
Nei programmi di allenamento 2016 ho “abbandonato” il paradigma (e con esso alcuni metrics associati) FTP per utilizzare in toto CP+W’. Questo ha richiesto parecchio tempo nel rivedere la struttura di carico degli allenamenti ma soprattutto nel poter approfondire le possibilità aggiuntive date dal modello CP.  Queste ulteriori possibilità, che andrò ora sinteticamente ad evidenziare, sono il motivo aggiunto per cui ho deciso di “abbracciare” questo modello. Saranno presentate anche le principali affinità e differenze soprattutto nell’utilizzo pratico -che è ciò che più interessa a chi si allena- tra i due modelli.
La scelta di un paradigma rispetto ad un altro è frutto di analisi oggettive e tali devono e dovrebbero essere le considerazioni anche nel confronto tra essi, senza “tifoserie” o prese di posizione a prescindere.
Parto dal modello FTP: grande merito di questo paradigma (e di Coggan, suo ideatore) è aver dato una canonizzazione ed un riferimento (“potenza quasi stazionaria sostenibile per ~60’”) creando con esso un impianto di metrics (NP, TSS, CTL, ATL, IF, pannelli PMC, ecc ecc). Senza questo chiarimento sarebbe stato forse difficile dare una lingua comune all’uso dei misuratori di potenza (da ora in poi PM). Cosa per altro esemplificata dal classico “ho 450W alla soglia”, quando questa “soglia” (magari facendo riferimento ad un classico-e puramente italico-test Conconi) non è rappresentata da un test specifico per l’uso di un PM né tanto meno ha rilevanza nell’identificare una potenza sostenibile per un lasso di tempo vicino a FTP.
FTP è la, facile e ripetibile, prova “sul campo” più simile e sovrapponibile per concetto e risultati di test e riferimenti da laboratorio (MLSS): il vantaggio è proprio nel poter avere e ottenere questo riferimento con proprio mezzi e PM, ovunque e quando si vuole.
L’impianto e la struttura correlata a FTP ha permesso una completa RAZIONALIZZAZIONE del piano di carico, rendendo quantificabile quanto già noto -come andamenti- (es in PMC: periodizzazione, periodi di carico, scarico, transizioni, ecc.. ecc). All’estremo opposto come demerito, non nel paradigma ma nell’uso incorretto dello stesso, è sorta una certa dipendenza al “singolo numero”: es TSS, se snaturato da ogni collegamento e nesso fisiologico. Posso raggiungere benissimo due TSS uguali a differenti intensità (IF) e lo stimolo allenante/obiettivo di allenamento sarà totalmente differente!

FTP funziona BENISSIMO per tutte quelle prestazioni in cui è richiesto uno stato “quasi stazionario” (vd sua definizione, non a caso) di intensità, ossia cronometro di media-lunga durata (per definizione è la prestazione/potenza sostenuta in una prova a cronometro di ~40Km/25 miglia, classica distanza nelle gare di questa disciplina nella cultura ciclistica anglosassone). E' meno “valido” per come  è stato concepito quando si devono gestire intensità superiori a questo valore e quindi abbandonando, parzialmente o completamente, un dominio di prestazione puramente aerobica. Le zone canonizzate sono calcolate su valori percentuali e statistici dove, per esempio il 120% FTP rappresenta la soglia aerobica massimale (limite superiore Z5) ma, e questo è sempre stato ammesso anche da Coggan, questi riferimenti possono -e in alcuni casi DEVONO- essere personalizzati sul profilo potenza dell’atleta. Il problema di questa possibile (o necessaria) personalizzazione risiede nel dare dei riferimenti a questi nuovi "paletti".
Altro “limite”, non secondario, è insito nel fatto che FTP è PESANTEMENTE influenzato dallo stato di affaticamento (centrale, in prevalenza+periferico). Sia chiaro ~60’ di test -a cui preferivo un 2x20, poi ci arrivo- non sono facili ma sono UTILI proprio per evidenziare: a) le capacità di gestione dello sforzo dell’atleta b) valutare la capacità, anche psicologica, dell’atleta di modulare e gestire la fatica. Cosa può quindi accadere? Che FTP “migliori” non per un puro adattamento fisiologico ma per una maggior capacità di modulare e sostenere la fatica accumulata durante i ~60’. Questa componente è quindi un elemento che non può essere sottostimata ma che contribuisce in misura più o meno marcata al calcolo di questo riferimento. Decine di volte ho letto “60’/40Km a tutta sono faticosi, insostenibili!”, certo ma sono anche il riscontro e prova originariamente concepita, senza riduzioni, per evidenziare FTP in modo univoco. Spesso il timore del “test completo” è insito nel ottenere valori ritenuti sottostimati rispetto alle proprie capacità (ritorna quindi, sotto un'altra veste, la componente psicologica...).
Perché ritengo che un 2x20’ sia, COME RIPIEGO rispetto ai ~60’/40Km, più efficace: perché non vi sono sottrazioni “statistiche” (es test 20’ e sottrazione 5%, spesso non sufficiente), perché potenzialmente più facile anche a livello logistico e perché mette in evidenza, sia pure su una durata inferiore ai ~60’/40Km pianura, le capacità di gestione, in questo caso su due tratti distinti ma temporalmente ravvicinati. Questo è inoltre un classico carico allenante “nato” e diffuso proprio con FTP. “Training is testing and testing is training”. 
Quindi cosa offre in più il modello CP+W’, nel CONCRETO?
Vari punti a vantaggio di questo paradigma, ovviamente sono anche insiti dei limiti, soprattutto in quello che riguarda il ricavare valori attendibili con un protocollo di test ripetibile.
CP, a livello puramente matematico, rappresenta, in maniera similare rispetto a FTP ("intensità quasi stazionaria"= appiattimento curva e valori), un asintoto che intercetta la curva del profilo potenza, nella maggior parte della “popolazione” in un valore compreso tra ~20 e 30’ (de Lucas et al.).
Matematicamente un asintoto dovrebbe rappresentare una prosecuzione all’infinito ma ovviamente non è così nella (fisiologica) rappresentazione e plot potenza su tempo: non potrebbe in tal senso esistere FTP che invece non rappresenta altro che un valore più “a destra” sull’asse X (tempo) proprio perché tendenzialmente più prossimo ai ~60’. Statisticamente il divario tra FTP e CP ricade in un ~5-7%. Questo è dovuto essenzialmente al notevole appiattimento della curva proprio dopo CP per cui superati i 20-30’ la curva si presenta, tendenzialmente, piatta.
Questo è più evidente se l'asse X non è logaritmico ma lineare, esempio (scala asse X, secondi):

Non è inoltre casuale che il limite superiore di Z4, di “default” (zone Coggan) sia appunto 105% FTP.
CP è quindi essenzialmente il “primo” vero asintoto e ha una forte connotazione con un importante cambio di stato -più che nel sistema energetico- ossia rappresenta il passaggio (tempo-intensità) in cui non è più sostenibile l’apporto delle fibre muscolari "glicolitiche" (IIb-IIa) e si passa ad uno stato di reclutamento “ossidativo” (IIa-I). Importante quindi il ruolo dato dalle fibre “ibride” (veloci ma ossidative) IIa che danno un apporto e supporto al lavoro delle fibre lente e totalmente ossidative (I). Non a caso atleti con maggiori capacità aerobiche possono anche superare i 30’ di sostenibilità di CP ma rappresentano una “rarità aerobica”. All’estremo opposto atleti più dotati di fibre veloci (IIb) e con un fenotipo anche muscolare più “sviluppato” avranno una sostenibilità di CP temporalmente inferiore ma valori di W’ mediamente superiori.
Altro punto, evidente, di CP: non rappresenta un punto “ancorato” su un valore temporale (anche se questo concettualmente non è corretto neppure nella definizione di FTP) ma può muoversi in due direzioni, sia sull’asse X (tempo) e quindi con una maggior sostenibilità di un valore/intervallo potenza per un tempo superiore, che su asse Y (potenza) e quindi un incremento nel valore assoluto di CP. Ovviamente può avvenire anche una combinazione di entrambe questi adattamenti e miglioramenti.
Nello specifico, un incremento (isolato) su asse X identifica una maggior sostenibilità e ripetibilità e viceversa un miglioramento solo su asse Y identifica un incremento nelle capacità aerobiche e aerobiche miste nell’atleta. In correlazione a MMP (valori massimali) sulla curva profilo potenza sarà identificabile –e quantificabile- se l’adattamento è dato da CP, W’ o entrambe.
Nella rappresentazione grafica -e della fisiologia e fenotipo dell'atleta- avere un punto di riferimento a cui poter correlare e calcolare altre intensità sia superiori (ma anche inferiori) su asse tempo permette una maggior precisione nel calcolo e previsione di intensità intorno a questo punto e minor “margine di interpretazione” su ciò che avviene ad intensità superiori, rispetto a FTP.
CP ricade in un “dominio” di intensità inoltre NETTAMENTE più percepito e sentito come una vera “soglia”. In particolare per atleti con elevate capacità aerobiche massimali (es “facilità” nel gestire Z5 Coggan con impostazioni “di default”) FTP può sembrare fin troppo facile (anche se correttamente ottenuta e calcolata) FINTANTO che non subentrano le difficoltà e la fatica sopra descritta.
CP identifica una fatica più diretta, meno influenzata anche per suo dominio temporale da fattori e fatica centrale/interna+esterna periferica: livello di idratazione, accumulo della fatica percepita, derive FC come risultato di difficile o non ottimale dispersione termica, ecc..ecc…
W’ (o AWC: capacità di lavoro anerobico) è metaforicamente -e non solo- un “serbatoio” energetico puramente anaerobico ossia un surplus di potenza che va a sommarsi a CP. Nel grafico profilo potenza è l’area (sempre uguale per qualsiasi punto x < all’intercetto CP) sottesa tra estensione asintoto fino ad intercetto asse Y e curva profilo potenza. E’ espresso in Jolue (lavoro): quindi il valore potenza ( = lavoro/tempo) da sommare a CP è un valore tanto maggiore quanto minore è tempo e viceversa.
VERDE: asintoto CP
FUCSIA: intorno FTP
AREE BLU e AZZURRO: p*t (lavoro) sostenibile oltre CP 1 e 5' (le aree si equivalgono se asse X non è su scala logaritmica come in grafico)
Esempio concreto: atleta con 325W CP e 18000J W’
Al livello del mare e quindi senza alcuna normalizzazione necessaria sul dato pressione relativa O2 (influenza ovviamente le capacità aerobiche) potrà, teoricamente, raggiungere e sostenere 400W per 4’ e 355W per 10’.
Queste previsioni e calcoli possono poi essere normalizzati su differenti scenari. Vien da sé che il singolo valore FTP, anche associato al conoscere tutta la curva profilo potenza, non potrebbe dare una previsione così precisa e dettagliata. Inoltre questi valori possono essere calcolati semplicemente partendo da CP e W’ senza alcun database (comunque utile per evidenziare eventuali eccezioni).
Il limite principale del paradigma CP+W’ risiede nell’attendibilità e ripetibilità di un test per ottenere i riferimenti: non sempre nella curva profilo potenza TUTTI i punti sono dei valori realmente massimali; è quindi necessario individuare punti utili per il calcolo dei riferimenti e eseguire uno sforzo massimale su questi lassi di tempo di riferimento. Identificare un protocollo semplice e fattibile è stato l’ulteriore difficoltà nell’affrontare la scelta del passaggio a CP+W’ ma sono discretamente soddisfatto del risultato raggiunto. Escludendo qualche estremo/outlier (soprattutto sui valori W’) mi è ora possibile dare dei riferimenti zona più personalizzati, previsioni e obiettivi di carico massimale al singolo W, ma soprattutto poter monitorare i miglioramenti in ambito aerobico (CP) o anaerobico (W’) sia in maniera unitaria che disgiunta.
Ulteriore limite, ma questo punto sembra una possibile e futura evoluzione del paradigma, risiede nel fatto che la “ricarica” e il “volume” del serbatoio W’ tende a ridursi, per esempio durante una gara, in proporzione al loro utilizzo e apporto. Questo essenzialmente per motivi correlati alla fatica (e quindi multifattoriali), in primis legati alla disponibilità del substrato glicogeno: questa è finita e mai totalmente rimpiazzabile anche con un corretto apporto di zuccheri durante lo sforzo (per limitazioni nelle quantità/tempo assimilabili senza incorrere in problemi gastro-intestinali).
Come può cambiare quindi l’allenamento e la gestione di gara con questi riferimenti?
Essenzialmente, e reputo sia uno dei punti di forza dei nuovi programmi di allenamento 2016, è possibile avere SEMPRE a disposizione una previsione di quanto sia realmente sostenibile uno sforzo/salita. Questo dà quindi maggior peso e minor  “dipendenza” a zone e IF (metric comunque ancora pienamente utile e funzionale anche se scalato su CP).

SINOSSI
Consiglio di tenere sempre visibili e/o "a mente" i due grafici sopra esposti, in particolare quello con asse x (tempo) lineare.
- Il modello FTP è valido, rodato e utile per intensità inferiori e uguali al riferimento a cui si "àncora". Questo però, non identificando una componente > FTP (W' nel modello CP) lascia ampio spazio di interpretazione e "lassità" nel prevedere una prestazione in termini definiti per tempi < FTP. Come valore "quasi stazionario" nell'intorno di MMP60' si perde quindi molto nel dominio e riferimento potenza-tempo. Questa perdita viene coperta solo parzialmente con riferimenti "standardizzati" (es Z5) ma non realmente validi per tutti poiché notevole può essere la discrepanza nell'apporto dato dal sistema anaerobico tra soggetti (es. attualmente osservando valori che spaziano da 8 a >30kJ)
- FTP è la rappresentazione nel mondo "reale" e con propri strumenti di un valore prossimo a MLSS. Questo è un NOTEVOLE merito di FTP. Per ottenere ciò il protocollo "originario" prevedeva 40Km in pianura di test e/o è assimilabile (nella relazione distanza-velocità) a ~60' di sforzo quasi stazionario massimale.
In entrambe gli scenari si ha un discreto tasso di arbitrarietà: una correlazione spazio-prestazione non è contemplata in campo fisiologico, la relazione temporale (~60') è invece sicuramente più valida ma rimane pur sempre un (valido) compromesso per ottenere quanto osservato in ambio MLSS. Nel primo caso (cronometro, pianura), inoltre, si restringe la validità del test ad atleti con uno specifico fenotipo. Per tutti gli altri, con il solo FTP, non si identifica quanto possano incidere le capacità anaerobiche.
- capitolo Test: una approssimazione su una prestazione <~60' sarà pur sempre un'approssimazione, un valore matematicamente definito dalla relazione tra differenti curve per identificare un asintoto è dipendente ovviamente dai parametri inseriti per identificare l'asintoto ma presenta un margine di errore nel computo inferiore. prendendo a riferimento quanto studiato da de Lucas è definibile un intervallo di riferimento anche per CP. Valori FTP ottenuti su riferimenti tanto più inferiori ai "quasi stazionari quasi 60' (un po' troppi quasi...)" tenderanno inevitabilmente ad avvicinarsi parecchio a quanto matematicamente ottenuto per identificare CP.
Il test protocollo Allen 5' massimali (per ridurre poi l'apporto di W') e MMP20' * 0,95 per identificare FTP prende a riferimento un valore (MMP20) che, non casualmente, rientra nel dominio CP. Tale valore è affetto dai 5' iniziali per tendere a raggiungere un valore FTP statisticamente  ( = non lo è per tutti, necessariamente) valido. Non è inoltre un caso che la definizione del riferimento superiore di Z4 sia FTP*1,05 (entrando anche qui in un dominio CP e valore sostenibile per ~30')
- due atleti con medesimo CP possono differire per reale FTP, poiché questo secondo è maggiormente influenzato da fatica (e percezione della fatica) esterna. La gestione dello sforzo all' "appiattimento" della curva (grafico potenza-tempo lineare) è punto focale nell'identificazione di FTP. E' quindi presente anche una maggior componente motivazionale/psicologica. CP, che per definizione è rappresentazione di uno stato massimale sostenibile in relazione alla cinetica di Vo2max, non avendo un dominio tempo così elevato, risulta più intenso ma anche più breve ed incidono meno variabili esterne, percezione dello sforzo, motivazione, ecc ecc...
- Noti CP e W' posso prevedere, per differenti scenari, e, ipotizzando una gestione e intensità "ottimale" ANCHE IN STATO DI AFFATICAMENTO, una prestazione su un tratto definito per la sua lunghezza.
Es in una salita "unica" (cronoscalata) di 20' partendo s.l.m. (no fattore quota) posso prevedere una sostenibilità reale di 345-350W, la stessa prova svolta a 2000m richiederà un approccio sicuramente diverso (~320-325W); 20' di salita svolti a conclusione di una gara di durata superiore richiederà un ulteriore, differente obiettivo sostenibile. La possibilità di poter GESTIRE uno sforzo nell'arco anche di più tratti, non necessariamente quindi solo per un unico/singolo evento/sforzo, non è elemento secondario nel cosa può offrire "di più" la combinazione di CP+W'. Con il solo FTP posso ipotizzare un valore "statistico" sui 3 scenari sopra indicati ma con una (notevole) minor precisione.

MF 9 COLLI, 24mag2015, SIMONE ORSUCCI

maggio 27, 2015
MF 9 COLLI, 24mag2015, SIMONE ORSUCCI





Dom: GF 9 Colli - Percorso medio, altimetro barometrico sballato causa pioggia. Pioggia battente fin dalla partenza. Fase iniziale tranquilla, prima salita facile dopo 30km, fatta con buone sensazioni.

confermo il tutto, insolitamente tranquilla la partenza, evidentemente per le condizioni meteo che hanno tenuto a bada anche gli animi più combattivi, prima ora inclusa I salita con IF 0.8

Stranamente con l'aumentare dei km non ho sentito la pesantezza muscolare di cui soffro praticamente sempre con queste condizioni meteo.

questo sicuramente favorito da questa partenza più regolare e tranquilla, sono anche stati minimi e particolarmente contenuti gli sforamenti oltre 450W per tutta questa prima fase (60' iniziali)

Seconda salita (km 56 circa) presa forte per i primi minuti, poi il gruppo ha rallentato, qua ho comunque capito di stare bene ed ho preso fiducia. Nella terza salita ho attaccato subito all'inizio, facendo un'azione di circa un minuto o poco più, con un po' di margine, poi il gruppo ha reagito e, come speravo, ha continuato di buon passo facendo selezione.

questo è stato il punto decisivo della gara perchè hai preso decisamente in mano la situazione e hai permesso la srematura decisiva su questo percorso, molto bene!

Ottimo il cambio di ritmo applicato sia su suqetsa che nella precedente (II) salita. La buonissima prova e condizione è confermata ANCHE delle veloci e immediate velocità di recupero FC dopo ogni scollinamento o in ogni situazione di rallenamento dei ritmi. Rallentamenti comunque "relativi" in quanto questi recuperi sono anche avvenuti a ridosso di potenze di 280-300W (4,3-4,7 W/Kg), valori sicuramente non alla portata di "recupero" per la maggioranza degli atleti

Nell'ultima salita, il Barbotto, non sono riuscito a rimanere agganciato al gruppetto (frazionatissimo) dei primissimi dietro la fuga, i quali erano comunque tutti del lungo. All'inseguimento dei due fuggitivi siamo rimasti in tre fino ai meno 10km dall'arrivo, dove siamo stati ripresi da altri 5. Nella volata finale per il 3° posto alla fine ho preso un 7° posto. Sebbene il risultato finale non mi ha soddisfatto appieno devo dire che sono comunque soddisfatto per la prestazione, e sono molto fiducioso per le prossime gare. 

la prestazione è decisamene positiva sotto vari aspetti:
- gestionale, qui favorito (ma ovviamente ha favorito anche altri) dalla partenza più cauta del gruppo cosa che non ti ha messo in crisi a livello muscolare con queste condizioni meteo a differenza di altre gare con similari situazioni in passato
- controllo: hai applicato cambi di ritmo sia in difensiva (II salita) che in attacco (la successiva) esprimendo costantemente valori di potenza > 360W per 5' (rispettivamente 366 e 372W su due tratti salita racchiusi in 20'. Questo è notevole
- margine nel finale: senza un'azione dirompente e definitiva per la volata sei comunque arrivato a questa fase ancora in piena spinta , NP ultima ora, tutta a scendere 267W

Video Analisi GF STRADE BIANCHE 2015, Simone Orsucci

marzo 09, 2015
Video Analisi GF STRADE BIANCHE 2015, Simone Orsucci

Intensità e metabolismo

dicembre 28, 2014
Intensità e metabolismo
Molteplici fattori contribuiscono ad alterare l’utilizzo di substrati energetici (metabolismo) durante l’attività motoria. Di seguito elencherò alcune di queste cause ed un interessante grafico esplicativo.
Fatica
La fatica negli sport di endurance, e quindi anche nel ciclismo, rappresenta un fenomeno complesso e multifattoriale; non è quindi semplificabile e collegabile ad un numero limitato di elementi.
Disponibilità dei substrati energetici, idratazione, affaticamento periferico (muscolare), affaticamento neuromuscolare, motivazione, stress termico (in positivo o negativo), altitudine, stato di riposo sono alcuni dei numerosi fattori che alterano la possibilità di esprimere un esercizio sia in senso qualitativo (intensità) che quantitativo (volume, durata). La presenza e disponibilità del substrato energetico glicogeno, tra tutti, è uno dei fattori più rilevanti nel permettere, o limitare, la prestazione, soprattutto ad intensità massimali e sub-massimali (ossia non blande). Il sistema nervoso centrale (SNC, cervello) monitora costantemente il livello di glicogeno ematico, quanto glicogeno è disponibile a livello muscolare ed epatico, temperatura esterna e corporea e restituisce feedback sullo stato generale di disponibilità energetica “qualitativa”. Quando questo substrato viene a ridursi automaticamente, ed involontariamente, vengono ad instaurarsi meccanismi di autodifesa, atti a preservare ogni possibile danno più grave che possa colpire SNC; questo meccanismo di auto conservazione comporta anche una riduzione del lavoro muscolare (e quindi della potenza) che si può esprimere.
Come dal grafico qui di seguito (modificato/integrato, dal testo The runner’s body) , uno stato di minor disponibilità glicogeno comporta una traslazione verso sinistra tanto maggiore quanto sarà elevato (o percepito) e “allarmante” lo stato di deplezione.




Nel concreto, ipotizziamo un atleta in grado di esprimere 350W quando in stato ottimale. Nell’ “ottimale” è sottintesa anche una piena e completa disponibilità energetica qualitativa, ossia di glicogeno muscolare ed epatico. Questo stesso atleta dopo 5 ore di attività, potrebbe arrivare ad una percezione dello sforzo similare ai “20’ in condizioni ottimali” riuscendo, magari anche con notevoli difficoltà, a mantenere “solo” 300W per 20′. Questo normale fenomeno può essere prevenuto, sia pure parzialmente, cercando di mantenere un ottimale reintegro delle scorte di glicogeno (~ 60-90g carbo/h a seconda delle miscele e zuccheri utilizzati). A conferma dell’interazione tra percezione e controllo retroattivo mediato dal SNC vi sono alcuni interessanti studi che dimostrano come il solo transito nel cavo orale (senza ingestione) di prodotti zuccherini possa dare un segnale di “disponibilità” energetica al cervello e influire positivamente sulla prestazione [1]. Questo fenomeno spesso avviene anche con prodotti comunemente utilizzati dai ciclisti…con lo svantaggio però di non apportare un adeguato reintegro sulle quote energetiche necessarie! Ossia avviene uno stimolo e percezione positiva a fronte di un non ottimale ed efficiente reintegro calorico. La classica conseguenza di questa discrepanza tra percezione e reale apporto energetico è un incremento, momentaneo e breve, della prestazione per poi ricadere in uno stato di difficoltà.
Anche una medesima intensità sub-massimale è “coperta” da una differente miscela energetica a seconda della tempistica: un medesimo lavoro (potenza x determinato lasso di tempo) espresso nella prima ora andrà ad innescare automaticamente l’utilizzo, per maggior e immediata disponibilità, di una miscela maggiormente ricca di zuccheri rispetto ad una medesima intensità dopo, per esempio, 4 ore di allenamento. E’ quindi chiaro come anche medesime intensità rappresentino stimoli metabolici differenti. Inoltre, in questo caso maggiore sarà la durata dell’allenamento/gara e maggiore sarà lo shift di utilizzo da trigliceridi muscolari ad acidi grassi rilasciati dall’apporto dato dal tessuto adiposo.
Fitness e stato di allenamento
Un miglioramento del proprio stato di fitness equivale ad un incremento delle proprie capacità aerobiche, un incremento nelle dimensioni e numero dei mitocondri a livello muscolare, un miglioramento nell’efficienza enzimatica con maggior utilizzo di grassi a parità di intensità rispetto ad un livello di fitness inferiore, un miglioramento nell’efficienza meccanica muscolare, un affinamento nel controllo e percezione dello sforzo da parte del SNC.
Tutti questi fattori sono inclusi nel gran calderone degli elementi che costituiscono gli adattamenti all’allenamento. Tra essi la capacità di utilizzare una miscela più ricca di grassi (e quindi una minor quota di zuccheri per unità di tempo) rappresenta un elemento sicuramente di rilevanza per eventi di durata superiore alle 3-4 ore e/o eventi in cui è necessaria una elevata ripetibilità di intensità sub massimali. In questo specifico contesto volume e specificità di carico, per rendere questa combinazione utile e sostenibile (e quindi da stimolo) è fondamentale. Quantitativamente si tratta di lavorare ed estendere il lavoro su intensità che insistano su un intorno (in fisiologia non vi sono “stati puntiformi”) in cui massimizzare l’utilizzo di grassi per unità di tempo (LINK e grafico di seguito). Ovviamente non si può e non si deve lavorare solamente su questo fattore “estensivo” ma anche sull’incremento delle capacità massimali aerobiche. Un mix di questi stimoli spesso è anche vincolato ad esigenze di tempo e logistica (es. inverno, rulli, minor tempo a disposizione in alcuni fasi dell’anno).
Alimentazione
Tendenzialmente, l’ultimo pasto o alimento rappresenta il surplus di utilizzo oltre alle scorte (se adeguatamente riempite) di glicogeno epatico e muscolare; in ogni caso il glicogeno rappresenta una fonte energetica limitata; a questo substrato ovviamente si aggiunge quello dei grassi che al contrario è pressoché inesauribile anche in atleti con basse percentuali di massa grassa. Se le riserve di glicogeno sono insufficienti questa limitazione andrà a ridurre le intensità sostenibili in allenamento oltre ad incrementare e a rendere precoce l’utilizzo di miscele più ricche di grassi, con conseguente riduzione delle intensità sostenibili. Anche in questo caso, come precedentemente descritto, si tratta di un processo di autoconservazione poiché il cervello necessità di glicogeno e tende a preservare una quota di questo prezioso substrato.
Queste dinamiche ovviamente danno ragion d’essere al principio che il primo pasto post allenamento/gara rappresenta un punto cruciale per poter tamponare le perdite di zuccheri ed essere pronti ad un ottimale recupero, funzionale per i successivi allenamenti. Come descritto in questo articolo (LINK) è prioritaria la tempistica ma anche un graduale e continuo reintegro.
All’estremo opposto si verifica la situazione in cui l’atleta tende ad alimentarsi eccessivamente PRIMA dell’allenamento e/o evento di gara. Anche in questo caso, paradossalmente, può avvenire un calo della prestazione in questo caso legato a fattori ormonali, nello specifico relativamente al rilascio di insulina. Un elevato tasso di insulina è ottimale DOPO l’esercizio/attività; al contrario se tale processo è attivo prima o durante l’attività stessa avviene un contrasto con l’ormone glucagone, antagonista dell’insulina, che svolge l’importante azione di attivazione della degradazione del glicogeno (glicogenolisi).
Cadenza
E’ un fattore secondario ma comunque da considerare poiché presuppone differente applicazioni di coppie torcenti e di conseguenza differente reclutamento di unità motorie, a parità di intensità. La cadenza auto scelta rappresenta, nella maggior parte degli atleti, una sequenza di attivazione e rilassamento muscolare in cui tendiamo ad essere più economici e quindi, sempre inconsciamente e senza il nostro controllo, ci porta ad utilizzare un’ottimale miscela di substrati in funzione dell’intensità (potenza) obiettivo.
Una cadenza leggermente superiore a quella che andremmo ad utilizzare (es. +5 rpm) è un utile stimolo per ridurre, parzialmente, il reclutamento di fibre veloci, meno efficienti e che necessitano di maggior energia proveniente dalla scissione di glicogeno. Oltre questo incremento di cadenza e/o senza un adeguato adattamento incorriamo nel rischio di mantenere un maggior reclutamento delle fibre lente, più economiche, ma riducendo l’efficienza per minor coordinazione intra ed inter muscolare. Ovviamente questo aspetto può essere allenato ma è secondario rispetto allo scopo dell’allenamento, ossia quello di incrementare lavoro per determinato tempo (potenza) e/o avere un margine superiore (massimale) rispetto a ritmi sub-massimali da ripeter per più lassi di tempo o per tempi superiori rispetto al passato vd profilo potenza). In tal senso è importante ricordare che la cadenza auto scelta tende ad incrementare con la potenza aerobica sostenibile proprio come risposta anche ad un miglior adattamento ed efficienza nell’utilizzo e reclutamento delle fibre di tipo 1, ossia quelle lente [2].
All’estremo opposto una cadenza eccessivamente ridotta induce un maggior reclutamento di fibre veloci con conseguente 1) minor adattamento specifico alle esigenze di gara in cui la cadenza non scendono a livelli così ridotti 2) un maggior utilizzo e scissione di glicogeno comporta una (leggera ma presente) deriva, con incremento, nel valore di lattato ematico a parità di intensità ma con cadenze superiori 3) un conseguente minor utilizzo di substrati energetici grassi (trigliceridi muscolari o acidi grassi).
Esemplificando: un atleta che si trova a ritmi blandi (es. Zona 2, LINK riferimenti zone e intensità) esprime una maggior efficienza ed una cadenza auto scelta di ~75-85 rpm, all’aumentare dell’intensità e potenza tenderà ad incrementare anche la cadenza fino ad un punto in cui probabilmente si stabilizzerà o tenderà anche a diminuire. Questa stabilizzazione o flessione finale è una manifestazione del passaggio da un uso prevalente di fibre di tipo 1 ad un energeticamente meno efficiente reclutamento ed apporto delle fibre di tipo 2. Tale passaggio comporta un conseguente maggior affaticamento e riduzione dei tempi sostenibili a tali intensità.
Perché questo, ad intensità comprese tra FTP/CP e Vo2max, avviene e con quali andamenti e cinetiche (ossigeno) sarà trattato in futuro articolo poiché un lavoro ad intensità massimale aerobica rientra in un dominio in cui avvengono interessanti dinamiche. Motivo per cui una sola quantificazione numerica e/o con zone, senza adeguati presupposti fisiologici nella strutturazione di questi lavori specifici, rappresenta spesso un esercizio solamente fine a sé stesso.

RIFERMENTI
1. Oral carbohydrate sensing and exercise performance, Jeukendrup, Asker E; Chambers, Edward S
2. Cycling efficiency is related to the percentage of type I muscle fibers, EF Coyle, LS Sidossis, JF Horowitz
The runners’ body, Ross Tucker , Jonathan Dugas, Rodale, 2009

Perché l'intensità è più importante della durata

aprile 25, 2013
Perché l'intensità è più importante della durata
Il concetto è semplice: preso a riferimento il valore di intensità (IF) di un evento di gara, esempio una mediofondo od una granfondo, l'obiettivo è il raggiungimento di un carico UTILE ed ALLENANTE (TSS) ad esso progressivamente e gradualmente similare. Si può agire sia su durata che su intensità ma il secondo parametro ha nettamente un peso superiore a conferma del motto..."ad andar piano si migliora ad andar piano!" In tabella i valori utili per uno stimolo allenante compreso tra ~200 e 350 TSS, valori tipici appunto di eventi quali MF e GF. In rosso valori di "ingresso in deplezione", ossia l'esaurimento di scorte glucidiche muscolari ed epatiche, non però utili se l'evento ha intensità-durata (TSS) superiore. In questo caso è FONDAMENTALE cercare di rimpiazzare, A TEMPO DEBITO (ossia prima che il substrato sia in esaurimento!) quanto speso.
Sempre a livello di bilancio/spesa energetica e substrati utilizzati, è da notare come in Z1 (0.5-0.55 IF) siano necessarie, come minimo, dalle ~6 alle 7h per raggiungere questo stato, mentre ad intensità superiori questo è raggiungibile assai più speditamente anche in ~3h.