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ELEMENTI DA CONSIDERARE E BENEFICI DELL’ATTIVITA’ INDOOR

marzo 19, 2020
ELEMENTI DA CONSIDERARE E BENEFICI DELL’ATTIVITA’ INDOOR

In questo periodo particolare in cui, ancor prima delle restrizioni era logico, buon senso e segno di civiltà ridurre le uscite non necessarie (quindi trasferimenti senza utilità lavorativa o per esigenze di salute), tutte l’attività “ciclistiche” sono inevitabilmente su rulli, ergometri o strumentazione similare.
Oltre a inevitabili e prevedibili risultati sul mercato di queste attrezzature (LINK) molte persone ora si sono riversate su piattaforme come Zwift, Rouvy, RGT, BigringVR ecc ecc.
Scoprendo forse l’acqua calda (o in inverno…allenamenti senza congelarsi).
Conscio dei costi/benefici di questa scelta, elementi trattati in un articolo scritto anni fa (LINK) sono anni che, personalmente, l’80-90%* dei miei allenamenti da ottobre a febbraio si svolgono indoor.
*regolina semplice che indicavo anche nei programmi di allenamento: “non riceverai nessuna medaglia per esserti allenato a temperature polari in inverno. La mia “regola”, ma sei libero di non applicarla, è che a temperature < 5° l’attività passa direttamente indoor.”
Come esempio, da quando Zwift era ancora in fase di beta test e c’era così poca gente che venivano inseriti “bot” pedalatori -contro i picchi attuali di 15+ mila persone online contemporaneamente- ho pedalato SOLO su questa piattaforma per quasi 18mila Km e oltre 500 ore. Ovviamente in questi anni non ho utilizzato solo questa piattaforma.




Oltre ai punti dell’articolo sopra indicato elencherò altri aspetti da considerare in questa situazione di prolungata (per chi già prima rullava) o nuova fase di allenamento indoor. Questo articolo quindi non sostituisce ma integra il precedente, sia pure datato.


ADATTAMENTO, la parola e concetto chiave

Le differenze tra una pedalata all’aperto rispetto al “chiuso” sono ovviamente sempre presenti e richiedono un adattamento. E’ del tutto logico e normale, ANCHE per chi ha interrotto l’attività indoor da poche settimane, prevedere un riadattamento o nuovo adattamento che richiederà 5-7 sessioni di almeno 1h-1h30 ciascuna. Questo volume di tempo cumulativo E continuativo è essenzialmente necessario per creare risposte e successivi adattamenti (somma continuativa e non saltuaria di risposte) che riguardano 3 aspetti, non disgiunti tra loro:
Termoregolazione, sudorazione e incremento dei volumi plasmatici.
Il primo aspetto riguarda una variabile che possiamo anche controllare: si devono ovviamente evitare temperature eccessive che incrementano lo stress termico ricordando che, sempre dal materiale che fornivo:
in caso di allenamento indoor cerca di svolgere queste sedute a temperature ottimali per l’attività aerobica prolungata ossia tra un minimo di 12-13° ed un massimo di 18-19°. La ventilazione statica (es. finestre aperte) non può essere sufficiente, in particolare in allenamenti più intensi, ad un’ottimale dispersione termica (pedalare a 250W per un’ora significa generare -dissipando- l’equivalente in calore di 750Wh).”





Va ricordato infatti che la nostra attività del pedalare ha un’efficienza energetica del ~25% (comunque alta/superiore rispetto ad altri gesti, es. correre). Ossia per X quantità di energia chimica ossidata/utilizzata “solo” ¼ diventa lavoro meccanico (potenza*tempo) mentre ¾ di questa energia si disperde in calore.
Questo principio ed effetto è, per esempio, ancora più evidente ma del tutto sovrapponibile in attività dove il rapporto tra energia chimica ossidata e lavoro è ancora meno efficiente e vi è quindi una maggiore dispersione di calore (es. nella corsa, fattore critico per identificare valori ottimali per esempio nei recenti record sulla maratona: https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0037407  o, concetto più banale, il motivo per cui correndo ci si “scalda” maggiormente che in altre attività motorie).
E’ quindi fondamentale mantenere temperature che agevolino la dispersione termica per “convezione” con il fluido “aria”. La sola staticità del fluido (finestra aperta) non è comunque sufficiente viste le quantità di calore dissipato in gioco. E’ necessario provvedere anche con una ventilazione forzata che dovrà essere proporzionale ai valori di potenza (e quindi di calore da dissipare) che generiamo. Tali valori sono a loro volta correlati alle intensità: sessioni più impegnative potrebbero richiedere anche più di un ventilatore o una maggiore velocità del flusso d’aria da questo/i generato.

A queste indicazioni vi possono essere e vi sono particolari eccezioni di adattamento SE, dopo un adeguato adattamento, si vuole inserire uno stressor termico per incrementare i volumi plasmatici (
https://www.outsideonline.com/2098556/surprising-benefits-training-heat)
Questo deve però rappresentare l’eccezionalità e non la “regola”.
Di base vanno quindi mantenute temperature ideali e ventilazione che permettano all’ IMPORTANTISSIMO sistema di sudorazione di svolgere il proprio compito.

Dal libro “Breve storia del Corpo Umano”:
Le ghiandole sudoripare […] sono di gran lunga più importanti. Magari non ce ne rendiamo conto, ma il sudore è per noi un elemento cruciale. Come dice Nina Jablonski: «È il semplice e tutt’altro che incantevole sudore ad averci reso quello che siamo oggi». Gli scimpanzé hanno solo la metà delle nostre ghiandole sudoripare, quindi non possono disperdere il calore con altrettanta rapidità. La maggior parte dei quadrupedi si rinfresca ansimando, operazione incompatibile con una corsa sostenuta specie nel caso delle creature pelose che vivono in climi caldi. Molto meglio fare come noi e trasudare acqua dalla pelle, che raffredda il corpo mentre evapora rendendoci condizionatori viventi. Secondo Jablonski, «La perdita del grosso dei peli e l’acquisto della capacità di disperdere il calore in eccesso tramite la sudorazione eccrina ha reso possibile il notevole sviluppo del nostro organo più sensibile alla temperatura, il cervello». Ecco come il sudore ci ha aiutato a diventare intelligenti. Pur sudando persino a riposo, anche se molto meno, durante un’attività intensa o in condizioni difficili esauriamo le nostre scorte d’acqua piuttosto in fretta.
Come scrive Peter Stark nel suo libro ‘All’ultimo respiro. Storie ai limiti della sopravvivenza’, un uomo di settanta chili contiene poco più di quaranta litri d’acqua. Se resta seduto senza far nulla ne perde circa uno e mezzo al giorno tramite sudore, respirazione e minzione. Se invece fa uno sforzo può consumarne un litro e mezzo all’ora, situazione che può diventare pericolosa. In condizioni estreme – camminando sotto un sole violento, per esempio – si possono facilmente perdere dai dieci ai dodici litri d’acqua in un giorno. Ecco perché se fa caldo dobbiamo mantenerci idratati. A meno che la perdita non venga arrestata o reintegrata insorgono mal di testa e letargia dopo appena tre-cinque litri di liquidi consumati. Dopo sei o sette aumenta la probabilità che si manifesti un problema cerebrale (come avviene agli escursionisti disidratati, che abbandonano il sentiero e vagano nel bosco). Se un uomo di settanta chili perde oltre dieci litri d’acqua rischia collasso cardiocircolatorio e morte. Durante la Seconda guerra mondiale gli scienziati studiarono la resistenza dei soldati durante la marcia in un deserto senz’acqua (ipotizzando che prima fossero stati adeguatamente idratati) e conclusero che avrebbero potuto percorrere 70 chilometri con 26 gradi, 24 con 37 e appena 11 con 48. Il sudore è composto per il 99,5 per cento di acqua. Il resto è per metà sale e per metà altre sostanze chimiche. Sebbene il sale sia quindi una minuscola componente, quando fa caldo se ne possono perdere fino a dodici grammi – tre cucchiaini – al giorno, una quantità pericolosamente alta che va reintegrata al pari dell’acqua.
Perché questa lunga introduzione sulla sudorazione? Perché troppo spesso ne sottostimiamo funzionalità e utilità.
Per svolgere il proprio compito di dispersione di calore deve essere ridotta al minimo la sua dispersione a terra: la pozza di sudore a terra, al pari dell’uscita sotto zero, non è sinonimo di bravura o vi porterà ad alcuna medaglia. Rappresenta invece semplicemente una quantità di sudore/acqua NON utilizzata per contenere l’incremento di temperatura corporea. Quella quota di sudore, NON evaporando, non ha svolto il suo compito. L’adattamento sopra indicato induce anche una autoregolazione in questi termini ossia a parità di calore si tenderà ad avere una risposta nella sudorazione più veloce (senza, generalmente, un incremento di volume) rispetto ad un soggetto non adattato. Questo implica una miglior capacità di termoregolazione e soprattutto una riduzione nella percezione (RPE) di difficoltà a parità di sforzo.

Il terzo aspetto riguarda un adattamento non periferico/superficiale e quindi non visibile ma che possiamo riscontrare osservando per esempio il battito cardiaco sotto sforzo: con l’adattamento questo parametro si ridurrà a parità di intensità e lavoro (potenza*tempo).
Perché avviene questo adattamento? Dalla raccolta di articoli di Seiler in “Exercise Physiology”
This adaptation is quite rapid, and helps explain why VO2 max is significantly increased after only 1 week of training in previously sedentary subjects. This blood volume expansion is also rapidly lost (3-7 days) with inactivity. The increased blood volume is due to both an increase in blood plasma and an increase in red blood cells. However, the plasma volume change is slightly greater so that blood hematocrit is slightly reduced with training (exercise pseudoanemia).

Queste risposte e quindi il loro sommarsi generano questo adattamento in situazioni di “normo” temperature, uno stressor esterno come l’incremento della temperatura per effetto di quella ambientale “al coperto” ne velocizza semplicemente l’effetto. Lo stesso effetto e principio è stato esplicitato anche nel già precedentemente citato articolo: https://www.outsideonline.com/2098556/surprising-benefits-training-heat.

La somma di questi adattamenti, e conoscerne cause/effetti costi/benefici, inducono sicuramente nel computo generale dei benefici puramente fisologici.
Un aspetto importante che personalmente ho riscontrato nelle sessioni indoor, soprattutto se particolarmente intense, riguarda quello che generalmente potremmo ancora chiamare come Central Governor (LINK).
A parità di intensità, rimane più elevata, sia pure marginalmente anche con i dovuti adattamenti, la percezione dello sforzo ma questo “allenamento” genera poi dei cambiamenti, in positivo, quando si tratta di trasporre queste intensità e gestione della fatica (percepita e “reale”) anche su strada.
Uno degli elementi più importanti che mi ha permesso anche questi risultati negli ultimi anni (LINK18LINK19) è indubbiamente anche l’aspetto mentale/psicologico di gestione della fatica allenata in situazioni indoor. Un “click” mentale che potrei banalmente descrivere come il “stai facendo fatica ma ti ricordi a novembre-dicembre-gennaio-febbraio sui rulli come stavi ‘facendo’ la stessa fatica se non di più!?”. Non scherzo dicendo, come ho fatto più volte, che certe sessioni/eventi/”gare” indoor sono brutalmente più intense e ostiche di certe gare “vere”. Ovviamente questa “dose” di intensità, come ogni carico allenante, per essere proficua deve seguire una logica di progressività, distribuzione e sostenibilità (recuperi).

In quest’ottica, e tornando agli aspetti fisiologici, non va quindi assolutamente sottovalutato l’aspetto nutrizionale e alimentare. Spesso critico e sottovalutato per le sessioni “all’aperto”, ancora di più può essere un problema per quelle “indoor.”
Vanno rispettate tutte le indicazioni e suggerimenti tipici dell’attività outdoor sia per quanto riguarda l’assunzione di carboidrati che a maggior ragione per la parte liquida/acqua.



Come esempio puramente pratico cerco di consumare ALMENO 750mL di acqua con 60-90g carboidrati (60g se solo maltodestrine, 90g se con aggiunta di 30g fruttosio) ogni 60-90 minuti.
Per eventi superiori alle 2h inserisco sempre anche cibo solido come frutta secca o banane (no barrette o gel si ha la comodità e praticità di avere supporti su cui appoggiare qualsiasi cosa).
Presi in considerazione questi punti possiamo dire quindi che l’attività indoor, se correttamente strutturata (ma questo non è esente nemmeno da quella outdoor/”tradizionale”…) rappresenta non solo una valida alternativa ma anzi un elemento di ottimizzazione del carico.

Infatti anche altri sono i fattori positivi, elencandoli senza approfondirli:
-         - Miglior rapporto tempo effettivo di allenamento/tempo totale: si riducono notevolmente i tempi morti. Non solo nelle fasi pedalate ma spesso, soprattutto nei periodi invernali, nelle fasi di vestizione/svestizione. Personalmente ho una bici sempre dedicata al rullo, in questo modo l’unica aggiunta di tempo morto è l’avvio del programma/applicazione che vorrò utilizzare (!)
-         - Sui rulli non piove, non fa freddo: minori rischi di ammalarsi o ancor peggio di cadere. Sono cose banalissime ma forse è sempre meglio ribadirle.
-         - Non vi sono rotonde, discese, traffico: ridurre il rischio dato da questi elementi soprattutto in situazioni di minor visibilità (o sole molto basso in certi orari/fasi dell’anno) è un bonus non secondario.
-         - Ti puoi allenare ovunque, all’orario che vuoi. Mi capita spesso di avere giornate piene per impegni scolastici. Situazione in cui posso tranquillamente usare i rulli indipendentemente che siano le 6 del mattino o le 20.
-         - Si può allenare la tecnica di pedalata. Per esempio utilizzando le sessioni più blande per allenarsi sui rulli “liberi” (rollers). Decade quindi anche il falso mito che allenarsi indoor rende meno tecnici. Ci si può focalizzare sulla tecnica di pedalata, quella di guida può essere ripresa in altri momenti dell’anno.
-         - I rulli non sono più noiosi: ci sono decine di alternative (software/app) per rendere questa attività più piacevole ma anche redditizia. Sta solo a noi impegnarci per fare uno sforzo puramente mentale nell’uscire da preconcetti e chiusure.
Questo però andrebbe fatto, sempre e a prescindere.

Rullo ELITE RAMPA, il test giorno per giorno

ottobre 28, 2016
Rullo ELITE RAMPA, il test giorno per giorno
PREMESSA
E' indubbio che tutti, o quasi tutti, preferiamo un allenamento all'aperto rispetto ad uno indoor. E' però anche altrettanto vero che la resa -tempo effettivo/tempo pedalato- nel condensare una seduta indoor è estremamente efficace nel ridurre i tempi morti.
Negli ultimi anni la mia "flotta" di rulli era costituita da vari sistemi magnetici, in pratica rulli acquistati negli ultimi 10 e 15 anni, spesso usati come alternativa estrema (es maltempo mentre in montagna), da un sistema roller e da un rullo "interattivo".
Il roller è un prodotto Elite con cilindri parabolici a cui ho aggiunto un'unità resistente esterna a ventola (Kreitler) che permette un notevole innalzamento delle resistenze in gioco. 
Due sono però essenzialmente i problemi con questo "sistema": l'elevata rumorosità della ventola all'incremento delle intensità (di vantaggioso c'è che si può convogliare il flusso d'aria...direttamente in faccia) e non secondariamente il fatto che le vibrazioni del sistema, specie quando si superano determinati wattaggi, rende la situazione un po' "instabile"!

L'altro sistema in uso è un rullo Tacx Vortex che ho dal 2012. Questo prodotto può essere interfacciato, con una pennetta ANT+ e il software proprietario TACX (TTS) con decine di percorsi e video interattivi: all'incremento e variare delle pendenze cambierà la resistenza del sistema frenante.
In tal senso TACX ha anticipato (con un protocollo chiuso e proprietario) quello che è l'attuale sistema ANT+ FE-C (rimando qui per i dettagli). E' un sistema valido e solido, più a livello hardware che software dove invece TSS lascia spesso a desiderare..., ma appunto un sistema "chiuso".
Ovviamente il rullo funziona anche in modalità ergometro, come unità di gestione di potenza e/o potenza anche senza l'utilizzo del software e pc. Vi sono decine di DVD Tacx e altrettanti percorsi, più o meno "amatoriali"da poter abbinare e utilizzare e questo è stato un punto di forza per questo prodotto fino appunto all'avvento di FE-C. Quest'ultimo ha portato negli ultimi 2/3 anni ad un incremento dei software "di terze parti" che permettono un'interattività multimediale con percorsi reali (es. BKOOL, Virtual Training) o immaginari (es. su tutti ZWIFT). Proprio la "voglia" di utilizzare altri sistemi e software -prenderò in considerazione tra i molteplici proprio gli ultimi tre menzionati- è stata una spinta all'acquisto del rullo in "recensione".

Un altro aspetto è stata la necessità di "potenziare" l'unità frenante. E' spesso un aspetto sottovalutato ma la curva VELOCITA'-POTENZA sostenibile dal sistema è spesso più rilevante della pendenza massima che il sistema stesso può "simulare". Un esempio, mi capitava spesso di surriscaldare (e il sistema va in cut-off automatico) il Vortex su determinate salite e pendenze poiché le velocità scendevano, sia pur di poco, sotto quelle sostenibili dall'unità frenante. Spesso era infatti impossibile pedalare a >300W se non mantenendo ALMENO 20-22 Km/h. Questo comportava che alcuni video erano di difficile simulazione se non riducendo di un fattore di scala (es. -33%) la pendenza reale (es un 9% "reale" poteva essere ridotto di un 33% ad un effetto frenante del 6%).

Nel raffronto tra i vari prodotti attualmente in commercio e filtrando da subito i rulli "abilitati " FE-C, scartando quindi i non FE-C, poche erano rimaste le alternative nel mio "budget" (~400€): Elite Digital Qubo + (da non confondere con il quasi omonimo Qubo Power che NON e' FE-C) e appunto il Rampa in  recensione. Il Digital aveva in tutto e per tutto simili caratteristiche "meccaniche" (volano, curva velocità-potenza) all' attuale Tacx Vortex Smart (quindi FE-C) ad un prezzo sostanzialmente inferiore di un 10%. Le differenze meccaniche tra Vortex "NON Smart" e Smart sono essenzialmente nel chip ANT+ (ampliamento del numero di canali) e quindi...avrei avuto i medesimi "problemi" di non sufficiente resistenza in determinate situazioni di potenza/velocità come in passato.
L'Elite Rampa rientra nel segmento, anche per prezzo di listino (~500€), del Tacx Bushido e simili sono tra i due anche le caratteristiche delle unità frenanti. Avendo trovato questo Rampa a meno di 400€ la scelta è stata quasi immediata.



GIORNO ZERO, unboxing






Il rullo arriva corredato di un manuale di montaggio in stile "Ikea" cioè con immagini descrittive del montaggio. Sono inoltre presenti 2 chiavi "gratuite": un mese di Zwift e 12 mesi di funzionalità complete con l'app Elite my E-Training.

Nel manuale cartaceo non tutti i passaggi sono forse ben illustrati ma in una decina di minuti tutto si può facilmente montare. Vengono fornite le chiavi a brugola per le differenti viti ma non le chiavi aperte necessarie per il montaggio dell'unità frenante (dadi di fissaggio da 13mm) e dell'eventuale sostituzione dei distanziali per variare l'altezza da terra (per ruote 29''). Quest'ultimo passaggio, come evidenziato in altre recensioni su questo prodotto, non è effettivamente chiarissimo ma in sostanza...a meno di usare una MTB con ruote da 29'' non è necessario cambiare questi distanziali.
Decisamente "largo" per diametro e pesante (6Kg) il volano che rende discretamente realistica (ben più del Vortex) l'inerzia della ruota quando gira senza trazione della catena...quindi a ruota libera.

Per ora ho provato il rullo per 3 minuti (di numero) su Zwift per valutare l'effettivo funzionamento del cambio pendenza. Il pairing è stato immediato così come anche appare abbastanza semplice e intuitiva l'app (su Android) fornita da Elite. Interessante in tal senso la possibilità di calibrare il rullo, che, da solo, offre una STIMA di potenza, con un misuratore effettivamente montato sulla bici. Sono tutte prove che affronterò nei prossimi giorni. Rimando quindi il "giorno 1" di prova...alla prima giornata di maltempo (nel possibile...anche io preferisco pedalare all'aperto)!

PRIME IMPRESSIONI 
In questo inizio novembre ho avuto modo di provare il rullo in 5-6 sessioni indoor, tutte eseguite con Zwift per poter apprezzare e valutare le funzionalità FE-C. Semplificando un rullo con questa caratteristica permette di sincronizzare le variazioni di pendenza (da software) con la resistenza dell'unità frenante: un incremento di pendenza renderà più impegnativa la pedalata e viceversa una situazione a zero pendenza o addirittura negativa. Tale combinazione era permessa in passato abbinando specifico rullo con specifico software, due esempi su tutti i passati modelli "smart" Tacx ed Elite.
Il "vantaggio" di un sistema aperto a software di terze parti permettere di POTER SCEGLIERE quale piattaforma utilizzare SE si intende sfruttare questa possibilità in un ambiente "interattivo" e di "gamefication" dell'attività. Di "gamefication" si tratta in particolare quando si parla di Zwift, per esempio, perché i percorsi che scorrono non sono dei video ma una ricostruzione di tracciati reali (ultime edizioni mondiali su strada) o immaginari in cui viene dato maggior risalto alla multimedialità e "socialità" dell'allenamento (o della gara!) che ad altri aspetti tecnici.

Come si è comportato il rullo quindi in queste situazioni?
Sostanzialmente in maniera sempre adeguata se non con alcuni piccoli limiti che poi tratterò. Premetto che in tutte le sedute svolte (di seguito alcuni grafici), il setup era il seguente:
- potenza da misuratore montato su bici (BePro o Stages)
- dato cadenza trasmesso da misuratore potenza
- variazioni percorso/pendenza gestito dal rullo
Quindi le potenze registrate non sono quelle (STIMATE) dal rullo e non ho ancora svolto una prova comparativa tra questo ed uno o più sensori bici. Sinceramente non mi attendo una grande sovrapponibilità tra stima potenza rullo e valore letto da un sistema più "preciso" (nonchè più prossimo al punto di applicazione delle forze). Discorso che si può estendere a tutti questi sistemi ossia bici intera SU rullo.
Altri, in cui il rullo diventa a tutti gli effetti un sistema integrato nella bici, tanto da sostituirne la ruota posteriore e diventare una specie di "Powertap" (es Wahoo Kickr) hanno decisamente una maggior sensibilità e sono a tutti gli effetti dei misuratori. Ma questa è innanzitutto una (banale) conseguenza delle differenze tra questi due sistemi i quali, essendo diversi, hanno ovviamente di pro e dei contro.
Il rullo non si è mai dimostrato in difficoltà né su "pendenze" > 10% né nei tratti più "spinti" (che non sono mancati, rimando a grafici successivi) senza particolari incertezze se non una tendenza ad una certa latenza di qualche secondo tra cambio pendenza a video e "feedback" percepito nella variazione di resistenza. Questo aspetto può essere per altro configurato (tramite l'app Elite) ma per ora l'ho lasciato di default. 
La rumorosità del rullo è decisamente buona ma sicuramente vi sono modelli ancora più silenziosi per chi ha necessità, magari abitando in un appartamento e non in una casa isolata, di ridurre al minimo questo fattore.
Anche sulla "durata" (es un allenamento di 100+ Km e quasi 3 ore, per un evento  benefico) il rullo non ha mai avuto incertezze né sul segnale/gestione resistenze né di surriscaldamento. 
Due, per ora, le nota negative: la prima è l'evidente consumo del rullino (in materiale "Elastogel" e non metallico) dove appoggia la gomma. Dopo una sola settimana presenta già un solco visibile e ben percepibile al tatto di circa 0.5-1 mm.
L'altra, ma era nota nelle "caratteristiche tecniche", è una certa difficoltà a reggere wattaggi da intensità "neuromuscolare" ossia tutta quella gamma di accelerazioni brevi e intense inferiori a 20-25'' e superiori a 700-800W. Ma per chi ha questa necessità vi sono altre tipologie di rullo e prodotti. Sulla gestione di 300-400W (nel mio caso un range ~4,5-6,1 W/Kg) sono pienamente soddisfatto anche della sensazione di inerzia trasmessa dal volano.

 







Capacità AEROBICHE e forza (prima parte)

ottobre 02, 2015
Capacità AEROBICHE e forza (prima parte)
Presupposto: osservare la curva MMP in forma NON LOGARITMICA (grafico); si è invece abituati ad usare una scala x logaritmica per rimarcare alcuni passaggi di stato ed evidenziare la curva nei primi minuti, con una sorta di effetto "ingrandimento".




La capacità di esprimere FORZA è limitata al tratto massimale (primissimi minuti), non è un caso che questa "verticalità" si perda, assai velocemente, proprio in prossimità del lasso temporale "tipico" prossimo a Vo2max (asse X in secondi: 300s= 5min). In questi pochi minuti decade DRASTICAMENTE il potenziale/contributo neuromuscolare rispetto ad un'espressione di potenza massimale (PMax).
Osservazioni, alcune le "rubo" da una recente esposizione all'Endurance Research Conference:
1) l'essere umano -rispetto ad altre specie- è un animale molto scarso nell'espressione di ENDURANCE (rispetto ad altri animali infatti abbiamo Vo2max inferiori): due veloci banali/conclusioni, le capacità massimali aerobiche (acquisire, distribuire, utilizzare O2) e il mantenimento di un'elevata percentuale rispetto a questo riferimento sono i principali fattori limitanti la prestazione aerobica.
Qui la forza conta ben poco poiché siamo ben lontani dai valori massimali e, nello specifico del pedalare, le forze in gioco da esprimere sui pedali, anche ad intensità AEROBICHE MASSIMALI, sono modeste, anche nei valori di picco, ma MOLTO ripetute. Ripetibilità=efficienza=endurance (anche nella componente di sincronizzazione/coordinazione contrazione-rilassamento muscolare)
2) il divario tra le capacità neuromuscolari massimali (PMax) e uno stato stazionario aerobico (es CP o FTP, se preferite) è NOTEVOLE. Già questo di per sé esclude che la componente forza sia rilevante nell'espressione di intensità (aerobiche quasi massimali -FTP- o aerobiche massimali -CP-) prossime a questi riferimenti
3) ben 2/3 del potenziale massimale neuromuscolare ricade in uno stato di espressione NON stazionaria (> CP). Qui la componente forza è tanto più rilevante quanto ci si avvicina a Pmax. Considerando però la pendenza di questa curva si evidenzia come il dominio temporale (minuti, secondi) di tale componente sia comunque limitato
4) la curva rappresentata, per curvatura e caratteristica, è propria di molteplici sport.
Già A.V. Hill (nel 1925) per primo dimostrò questa -semplice col senno di poi!- correlazione prendendo a riferimento tempi e prestazioni (velocità) dei record mondiali di differenti discipline.

De-allenamento, una cronologia di regressione negli adattamenti acquisiti

dicembre 04, 2013
De-allenamento, una cronologia di regressione negli adattamenti acquisiti
Rispolvero un articolo che stavo preparando nelle precedenti settimane e che rientra d'attualità nel periodo invernale. Nel mio caso anche con una sosta per attacco influenzale durata ben 6 giorni.

Cosa accade quando non ci alleniamo per x giorni? Come mantenere il livello di fitness raggiunto?
Tutti ci preoccupiamo di intoppi e pause che tolgano uno degli elementi basilari e fondamentali per l'allenamento, ossia la continuità dello stimolo allenante/carico.
Riprendere dopo una sosta volontaria o peggio involontaria sembra sempre uno scoglio superiore rispetto al raggiungere una condizione costante e in questo c'è un fondo di verità.
Piccola parentesi, consiglio di non pianificare soste superiori a 10-15  giorni anche per questo motivo: inevitabilmente nel corso della stagione vi saranno altre pause, programmate ma spesso no, che riducono il significato di una pausa programmata più dilatata.

Tecnicamente una fase di perdita di fitness è chiamata de-allenamento, in contrasto con un processo graduale e costante di miglioramento della propria condizione e adattamento dove

CONDIZIONE= FITNESS+FRESCHEZZA

Il de-allenamento è quindi una parziale o completa perdita degli adattamenti anatomici (es. tono muscolare) e fisiologici (es. modifica parametri FC= incremento valori basali, leggero incremento valori massimali) come conseguenza di una ridotta o cessata attività di allenamento. E' da sottolineare che influisce spesso anche sulle capacità tecniche (= anche neuromuscolari) dell'atleta.

Ho quindi raccolto e sintetizzato alcuni studi e ricerche in materia di de-allenamento: come spesso avviene in questi casi ci possono essere delle discrepanze ma un'analisi trasversale porta spesso a dei trend e riferimenti, anche percentuali, che delineano un quadro generale tenendo sempre in considerazione la variabilità tra soggetti. Quanto riassunto e descritto è in ogni caso un riferimento generale.


Pausa di:

2-3 gg


  • E' un periodo breve con marginale impatto negativo, anzi spesso si osserva un piccolo "rimbalzo" nella condizione, come in un micro tapering. Questo avviene spesso nella capacità anaerobica (Z6) in quanto affetta positivamente da un piccolo de-allenamento per effetto di una maggior freschezza muscolare. Crollo nel livello endogeno di beta endorfine e adranalina (es. con medesimo effetto per cui nel post 24h dopo la gara ci si sente ancora generalmente bene ma ciò decade nel post 48h). Questo calo comporta come conseguenza anche un degrado, in negativo, dell'umore.

    3-5 gg

    • Perdita nell'elasticità muscolare.
    • Calo delle capacità aerobiche del 5% dopo il 5° giorno consecutivo di pausa. (N.B. FTP  è un riferimento delle capacità aerobiche pure).

    7-9 gg

    • La performance nell'endurance e resistenza alla fatica decade dopo una settimana di inattività, in particolare a livello cardiovascolare e muscolare nella componente di endurance (probabilmente per la veloce perdita di adattamenti biochimici).
    • L'abilità di utilizzare ossigeno cala di un 4-10% (di conseguenza anche VO2 max= sostenibilità Z5) indipendentemente dal livello raggiunto dall'atleta.
    • Perdita di un 8% nella forza (componente massimale).

    10 gg

    • Riduzione nella velocità del metabolismo: necessità di compensare con un minor apporto calorico o si assisterà ad un incremento ponderale.

    11-13 gg

    • Prima visibile perdita del tono muscolare.

    14-16 gg

    • L'attività mitocondriale (=produzione energia) decresce rapidamente. Come conseguenza si assiste ad una perdita nella massa muscolare, forza e velocità del metabolismo.

    17-19 gg

    • Perdita di efficienza nella termoregolazione: alla ripresa si verifica un maggior dispendio energetico nel cercare di contenere la temperatura corporea durante l'attività.

    20-21 gg

    • Perdita di un 20-25% nel valore VO2 max.
    • La forza, nelle sue varie accezioni (massimale, esplosiva, resistenza alla forza ...N.B. la cosiddetta forza resistente è un ossimoro) è mantenuta rispetto all'iniziale perdita. Anche in questo va letto come una percezione di (ridotta) performance dopo una +/- prolungata inattività sia profondamente correlata ad una inefficienza aerobica più che ad una perdita dei valori di forza.

    27-29 gg

    • I valori di forza decadono visibilmente solo dopo questo periodo di inattività.
    • Il metabolismo anaerobico lattacido non subisce decadimento durante tutto questo periodo.
    • Perdita nell'efficienza metabolica: riduzione capacità conversione glucosio in glicogeno, concentrazione muscolare di glicogeno diminuita del 20%.

    8 settimane

    • Perdita della forza 7-10%.
    • Vo2 max rimane costante nella sua perdita iniziale (dopo ~20 gg).
    • La distribuzione della tipologia delle fibra muscolari rimane invariata nelle prime settimane di inattività ma dopo 8 settimane avviene la conversione da fibre lente (fondamentali nella performance ciclismo di endurance, link) a fibre veloci.

    12 settimane

    • Perdita 12-15 % valori di forza.

    Quindi come mantenere il proprio livello di fitness...o quanto meno provarci?

    - al diminuire di volume disponibile incrementa la qualità dei tuoi allenamenti
    - diminuire il volume di allenamento non è un particolare problema se ciò viene strutturato, priorità però va data alla continuità di carico: la frequenza (densità) di allenamento non può/deve diminuire del 20-30%. Per esempio allenandosi 6 gg/settimana si può ridurre il volume settimanale (+principio sopra espresso) su 4 gg.
    - il cross-training è una valida alternativa

    Un caso estremo....un deallenamento di 14 anni
    Mujika I. The cycling physiology of Miguel Indurain 14 years after retirement. International Journal of Sports Physiology and Performance 7: 397-400, 2012 (link)
    A conferma che la componente genetica/predisposizione, è elemento principale nella performance sportiva di endurance.

    FONTI:
    http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleListURL&_method=list&_ArticleListID=-434468802&_sort=r&_st=13&view=c&_acct=C000228598&_version=1&_urlVersion=0&_userid=10&md5=ec088416260eb7c9201e889e24a29931&searchtype=a

    Perché avvalersi di un preparatore

    gennaio 01, 2013
    Perché avvalersi di un preparatore

    PERCHE’ AVERE UN PREPARATORE ATLETICO PERSONALE?...ECCO ALCUNI BUONI MOTIVI!
    Individualizzazione: uso la mia esperienza per creare programmi di allenamento personalizzati che soddisfino le tue esigenze (tempo, impegni lavorativi, obbiettivi, programmazione stagionale,…)
    Feedback: fornire un riscontro e una valutazione dell’allenamento e della progressione stagionale dell’andamento di gare, preparazione ed allenamenti specifici.
    Misurazione: possibilità di poter misurare e valutare i miglioramenti della tua performance e stato di forma per mezzo di test fisiologici e analisi della prestazione atletica.
    Motivazione: fornire linee guida e suggerimenti necessari a mantenere fiducia e motivazione nel miglioramento e mantenimento della performance atletica (a cadenza giornaliera, settimanale o mensile).
    Prospettiva ed oggettività: offrire una valida ed esperta visione oggettiva e imparziale che può anche essere in disaccordo con le tue convinzioni e precedenti idee o prospettive sull’allenamento.
    Essere un preparatore atletico è più che semplicemente scrivere e preparare tabelle di allenamento e indicare al  singolo atleta cosa fare ogni singolo giorno. Il ciclismo, sotto tutte le sue varianti, è uno sport complesso che prevede sempre un miglioramento della propria performance (atletica e non) per poter incrementare le proprie prestazioni e divertimento. La via per arrivare al massimo delle proprie possibilità prevede mesi, se non addirittura anni, di preparazione, di scelta di obbiettivi precisi, di analisi e miglioramento dei propri punti deboli e incremento delle proprie qualità.
    Lavorando con un atleta cerco sempre la massima individualizzazione. Non esistono schemi prefissati, calcoli prestabiliti o formule “magiche” che permettono di raggiungere il massimo della propria forma. Ogni atleta ha differenti abitudini ed esigenze, orari lavorativi ed impegni famigliari, e, soprattutto, differenti obbiettivi e personalità. Le motivazioni e gli obbiettivi non sono necessariamente gli stessi per tutti gli atleti. Quindi è importante saper fornire suggerimenti personalizzati come anche indicazioni generali.