PACCHETTI 2012

SERVIZIO DI PERSONAL TRAINER con le seguenti modalità e costi:


Pacchetti e prezzi in vigore dal 1/02/2012
1.   PROGRAMMAZIONE CON ANALISI DEGLI ALLENAMENTI SVOLTI: per chi ha strumenti di raccolta dati durante gli allenamenti (es Garmin, Polar, SRM, CycleOps ecc) fornisco l'opportunità di analizzare bi/settimanalmente gli allenamenti svolti. Questo è molto utile a me per capire come l'atleta risponde agli allenamenti e all'atleta per eventuali correzioni e per aumentare la propria consapevolezza in ciò che svolge. 


2.   PROGRAMMAZIONE SENZA ANALISI DATI: sempre in base ad una programmazione annuale e al raggiungimento di determinati obbiettivi (es. granfondo, migliorare in salita, migliorare in pianura, ecc..) consegno una programmazione di allenamento personalizzata.


Riepilogo pacchetti ed opzioni:








* richiede Skype <DOWNLOAD



  • Le opzioni 1 o 3 mesi sono ovviamente modulabili e componibili per coprire tempi ed esigenze personali.
  • Analisi audio e/o video con limitazioni di tempo (in genere 5-10') in base al servizio utilizzato
  • I pacchetti 3 mesi hanno decorso di utilizzo entro 6 mesi dal pagamento.



dal 7 ottobre2011: L'OPZIONE PREMIUM PER RAGGIUNTI LIMITI NUMERICI/GESTIONE E' MOMENTANEAMENTE NON PIU' SELEZIONABILE.
VERRA' PRONTAMENTE COMUNICATO QUANDO RITORNERA' ATTIVA. 



dal 1 febbraio2012: TUTTE le opzioni CON ANALISI DATI sono selezionabili SOLO ED UNICAMENTE da chi ha già in corso una programmazione di questo tipo, questo perchè è stato raggiunto ANCHE il limite degli atleti che posso seguire con questa modalità
GRAZIE

Multimedia-video


Serievel (3x30")

serievel from Roberto Massa on Vimeo.

Allungo 60" (da seduto)

Allungo 60" da seduto (415W) from Roberto Massa on Vimeo.

Scatti (15-20-15") e Allungo breve (30")

Scatti e allungo breve from Roberto Massa on Vimeo.

TEST Annunciata+Telemetria PART1 e PART2

TEST Annunciata+Telemetria PART1 from Roberto Massa on Vimeo.
In telemetria
Da sx a dx:

Battiti
Velocità
Potenza
Pendenza
Cadenza
Temperatura aria

ciclismo.sitiasp.it/camonica/salita_del_beato.aspx


TEST Annunciata+Telemetria PART2 from Roberto Massa on Vimeo.
In telemetria
Da sx a dx:

Battiti
Velocità
Potenza
Pendenza
Cadenza
Temperatura aria

http://ciclismo.sitiasp.it/camonica/salita_del_beato.aspx

Salita al 25%

25% from Roberto Massa on Vimeo.
in grafico da sinistra a destra:
cadenza
altimetria
pendenza
battiti
potenza
velocità

Perché avvalersi di un preparatore


PERCHE’ AVERE UN PREPARATORE ATLETICO PERSONALE?...ECCO ALCUNI BUONI MOTIVI!
Individualizzazione: uso la mia esperienza per creare programmi di allenamento personalizzati che soddisfino le tue esigenze (tempo, impegni lavorativi, obbiettivi, programmazione stagionale,…)
Feedback: fornire un riscontro e una valutazione dell’allenamento e della progressione stagionale dell’andamento di gare, preparazione ed allenamenti specifici.
Misurazione: possibilità di poter misurare e valutare i miglioramenti della tua performance e stato di forma per mezzo di test fisiologici e analisi della prestazione atletica.
Motivazione: fornire linee guida e suggerimenti necessari a mantenere fiducia e motivazione nel miglioramento e mantenimento della performance atletica (a cadenza giornaliera, settimanale o mensile).
Prospettiva ed oggettività: offrire una valida ed esperta visione oggettiva e imparziale che può anche essere in disaccordo con le tue convinzioni e precedenti idee o prospettive sull’allenamento.
Essere un preparatore atletico è più che semplicemente scrivere e preparare tabelle di allenamento e indicare al  singolo atleta cosa fare ogni singolo giorno. Il ciclismo, sotto tutte le sue varianti, è uno sport complesso che prevede sempre un miglioramento della propria performance (atletica e non) per poter incrementare le proprie prestazioni e divertimento. La via per arrivare al massimo delle proprie possibilità prevede mesi, se non addirittura anni, di preparazione, di scelta di obbiettivi precisi, di analisi e miglioramento dei propri punti deboli e incremento delle proprie qualità.
Lavorando con un atleta cerco sempre la massima individualizzazione. Non esistono schemi prefissati, calcoli prestabiliti o formule “magiche” che permettono di raggiungere il massimo della propria forma. Ogni atleta ha differenti abitudini ed esigenze, orari lavorativi ed impegni famigliari, e, soprattutto, differenti obbiettivi e personalità. Le motivazioni e gli obbiettivi non sono necessariamente gli stessi per tutti gli atleti. Quindi è importante saper fornire suggerimenti personalizzati come anche indicazioni generali.

Triathlon Val Saviore 2012

Bici+Podismo+Scialpinismo

2° nella frazione bici, 5^ squadra come tempo totale delle 3 frazioni

Grafico e dati, sono omessi i 30 metri di corsa nella neve nella fase di cambio col compagno poiché non ci sono dati potenza in quella sezione ;)


La periodizzazione (capitolo II, paragrafo 10 della mia tesi di Laurea)

Premessa: si fanno riferimenti a categorie giovanili poiché  il titolo della tesi era:
"Analisi e metodologia dell'allenamento nel ciclismo su strada e mountain bike, categoria Allievi (15-16 anni)"

Piano annuale di una stagione ciclistica
Lungo tutto l’anno sportivo, il corridore non può mantenere costantemente ad un elevato livello il proprio stato di forma: per questo motivo il rendimento sportivo non si trova ad un livello biologico costante, ma subisce delle oscillazioni. All’optimum della forma sportiva, fisica, fisiologica, psicologica e tecnico-tattica si giunge dopo una preparazione adeguata e continua che prevede tre fasi (figura 2.10):
-          acquisizione: con l’aumento del rendimento durante varie settimane o mesi nel periodo preparatorio; questa fase è diversa per ogni atleta in funzione dei precedenti sportivi, delle capacità e del potenziale
-          stabilizzazione: è una fase che presenta un rendimento relativamente stabile nel periodo delle gare
-          regressione: è il deterioramento del rendimento all’interno del periodo preparatorio. Il bisogno di recupero dell’organismo impone questa fase.
  
Fig. 2.10: deduzione della periodizzazione della legge dello sviluppo della forma sportiva (Marini, citando Matwejew, 1965)

Lo sviluppo del rendimento e la sua manifestazione mediante la forma devono essere pianificati in relazione ad un periodo cronologico e biologico determinato da:
-          carichi specifici che precedono e coinvolgono tale periodo
-          il calendario di gare, soprattutto focalizzandosi sulle prove più importanti per la squadra ed il singolo atleta.
La frequenza delle gare determina periodizzazioni con una o due picchi massimi di forma o un blocco competitivo di uno o due mesi.


Partendo da questi presupposti si struttura una stagione agonistica dividendola in tre periodi:
-          periodo preparatorio
-          periodo agonistico
-          periodo di transizione.

Il PERIODO PREPARATORIO è necessario a creare una solida base per le competizioni principali.
È introdotto da una tappa di preparazione generale incentrata sulla componente “volume”; l’intensità incrementa successivamente e progressivamente (figura 2.10b).
Questa fase ricerca il ripristino ed il consolidamento delle qualità fisiche di base, al fine di raggiungere un livello ottimale del potenziale fisico del corridore.
Generalmente è strutturata mediante l’ausilio di sport affini ma non corrispondenti al ciclismo (sci di fondo, pattini a rotelle, corsa a piedi - soprattutto in salita- e nuoto) al fine di operare una “liberazione” psicologica ed incrementare l’interesse ed il divertimento alla pratica sportiva anche con mezzi differenti. Questa fase dura dalle quattro alle otto settimane e comunque prevede l’utilizzo della bicicletta per un 15/20% delle uscite di allenamento; questa percentuale tende ad aumentare con l’avvicinarsi del periodo di preparazione generale specifico.
Lo scopo di questa tappa è lo sviluppo aerobico generale e di base, della forza e della velocità, cioè preparare i requisiti fisici e psichici di base.
Successivamente si procede ad una preparazione specifica che prevede un aumento dell’intensità ed una diminuzione del volume rispetto alla tappa precedente (figura 2.10c). Si punta allo sviluppo della condizione fisica specifica con un lavoro compiuto totalmente in bicicletta per due/quattro settimane.
Riassumendo: esiste un carico costante del volume, accompagnato da un adattamento permanente che permette di introdurre elementi di intensità.



Fig. 2.10b: prima fase del periodo preparatorio (Marini, 2003)



Fig. 2.10c: tappa speciale del periodo preparatorio (Marini, 2003)

Il PERIODO AGONISTICO ha il fine di ottenere e stabilizzare la forma sportiva e si suddivide in tre tappe:
-          inizio stagione, con i seguenti obiettivi: mantenimento della forza esplosiva, della velocità (per ottenere un’elevata frequenza di pedalata), della coordinazione neuromtoria (per poter rispondere ad azioni rapide). Si realizza un lavoro più tecnico in intensità che in volume. La durata di questa fase è di 4-8 settimane, in funzione della preparazione annuale
-          metà stagione: l’allenamento psicologico è importante e si realizza sulla base di corse preparatorie che conducono efficacemente alle gare pianificate. Questa fase dura 6-8 settimane
-          periodi di diminuzione di volume ed aumento o mantenimento dell’intensità con lo scopo di ridurre l’iperallenamento indotto dalle competizioni. Questi periodi possono essere dilazionati in più parti all’interno dei macrocicli e cumulativamente occupano un lasso temporale di 6-8 settimane.
Riassumendo: si modulano continuamente i parametri volume ed intensità del carico, favorendo un incremento di lavori qualitativi a discapito di quelli quantitativi, soprattutto in prossimità delle competizioni più importanti.
Nel periodo preparatorio ed in quello agonistico si utilizzano vari metodi di allenamento di tipo speciale. In figura 2.10d è rappresentato, riassuntivamente, un elenco di esercitazioni utilizzate nella sviluppo di tutte le componenti organico-muscolari tipiche del ciclismo [...]



Fig. 2.10d: elenco e descrizione di differenti metodi e obiettivi dell’allenamento al ciclismo
(Bellotti , Matteucci, 1999)


Il PERIODO DI RECUPERO è una fase durante la quale la forma fisica declina poiché l’allenamento diminuisce sia in volume che in intensità. Tale periodo dura delle 4 alle 8 settimane ed al suo interno si distinguono, in successione cronologica, due periodi: uno di recupero biologico, fisico e psichico in cui si praticano sport complementari che favoriscono il recupero, soprattutto psicologico; segue un periodo di riposo attivo in cui non si abbandona l’uso della bicicletta a cui si affiancano esercizi e sport complementari come nel periodo precedente.
Riassumendo: il volume e l’intensità diminuiscono drasticamente, ma il lavoro realizzato deve essere mantenuto ad un livello superiore (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).

All’interno di questa struttura annuale si inseriscono i macro e microcicli: i primi rappresentano il rapporto particolare tra volume ed intensità e l’alternanza tra diminuzione ed aumento del carico medio (Weineck, citando Harre, 1976).
I secondi comprendono un lasso di tempo minore (in genere una settimana) e si adeguano alle circostanze del momento (stato attuale e disponibilità all’allenamento, condizioni climatiche,…) e determinano in maniera più differenziata quale deve essere l’entità del carico. Fondamentalmente esso deve essere programmato in modo che le unità di allenamento nelle quali vengono poste richieste particolari alla rapidità, alla forza rapida, alla tecnica o alle capacità coordinative vengano realizzate nei giorni nei quali vi è una capacità ottimale di prestazione (Weineck, citando Harre, 1976).
Nel settore giovanile vale lo schema di periodizzazione “semplice” introdotto da Matwejew (1972), nel quale volume ed intensità, con il loro aumento graduale, portano ad un andamento periodico di grande ampiezza (figura 2.10f).


Legenda:
linea continua: VOLUME; linee tratteggiate: INTENSITà I e Ia rappresentano la dinamica annuale di volume ed intensità del carico; II e IIa rappresentano la dinamica di volume ed intensità del carico del macrociclo; III (colonne) mostrano esempi dell’andamento di singoli microcicli.

Fig. 2.10f: rappresentazione grafica di volume ed intensità in una stagione agonistica

E’ importante quindi operare una periodizzazione “semplice” in atleti in formazione e non affidarsi ad una periodizzazione “doppia” (due picchi di forma per periodi più brevi) per evitare eccessi di sollecitazione della capacità di prestazione fisica degli atleti e non entrare in collisione con le loro esigenze scolastiche. Nel contesto della periodizzazione le gare inoltre devono mantenere la motivazione e non compromettere il processo di allenamento a lungo termine con una preparazione particolare ad esse dedicata.


2.11 Le competizioni: alcune considerazioni
Il comportamento in gara deve essere studiato in modo particolareggiato sotto il profilo delle manifestazioni fisiche, tecniche, tattiche e psicologiche.
Il lavoro realizzato durante un allenamento è dissimile da quello realizzabile in una competizione: può essere simile, ma non sarà mai la stessa cosa poiché:
-          tutte le azioni iniziali di gara si sviluppano in condizioni di stress; lo stato di pre-gara può essere mediato dal riscaldamento che svolge quindi una funzione motivatrice
-          in gara il primo obiettivo da considerare è quello di mettere l’avversario in uno stato d’inferiorità (di condizioni, di possibilità) stabilizzando il proprio comportamento e destabilizzando quello degli altri
-          ogni ciclista è autonomo e prendere una decisione implica un apprendimento avvenuto in precedenza
-          le tattiche devono essere adottate in tempi brevissimi e servono ad aumentare al massimo il rendimento.
La gara è quindi il controllo più rigoroso al quale il soggetto viene sottoposto, di conseguenza, il risultato ha un’importanza rilevante (ma non determinante nelle categorie giovanili). L’allenamento serve a costruire la gara, a “mostrare” la prestazione. Senza gare, l’allenamento perde tutto il suo valore per l’atleta, in quanto rappresenta la preparazione necessaria a disputare con successo le gare (Weineck 2001).
Il senso di responsabilità che la competizione implica non è però sempre sopportabile, soprattutto negli esordienti. Tale responsabilità deve essere rafforzata per mezzo degli allenamenti, i quali servono a migliorare la maturità psicologica e l’esperienza.
Riassumendo le differenze rilevanti tra competizione ed allenamento sono:
-          in allenamento non esiste tensione iniziale, mentre in gara lo stadio pre-partenza implica tensione e dispendio nervoso: la gara richiede concentrazione e motivazioni superiori all’allenamento
-          in allenamento il soggetto dispone di tempo per correggere i suoi errori, mentre in gara i tempi sono molto più limitati
-          il comportamento motorio di un corridore in allenamento può essere “creativo”, in gara deve rispettare stereotipi prefissati (Algarra, 1997).
Inoltre nella scelta delle gare occorre porre attenzione a:
-          la corretta definizione della loro successione, in modo da mantenere sempre sufficienti fasi di recupero
-          effettuare un numero sufficiente di gare
-          disputare gare di livello corrispondente al relativo stato di preparazione: dalle gare di costruzione si deve passare a gare sempre più impegnative
-          nello sport giovanile le gare sono tappe intermedie, sono stazioni sul cammino verso prestazioni più elevate, perciò debbono essere collegate ai compiti assegnati all’allenamento, dal punto di vista sia dei loro contenuti sia dei metodi della loro organizzazione (Weineck 2001)
-          il giovane atleta deve svolgere un’attività di gara multilaterale (Weineck 2001)
-          le gare debbono porre all’organismo richieste crescenti.
Infine si deve valutare la competizione, indipendentemente dall’esito positivo o negativo; questo processo deve produrre un miglioramento dell’atteggiamento verso l’allenamento. In particolare i risultati negativi servono all’atleta a capire i propri errori e a ricavare un insegnamento utile a migliorare la capacità prestativa sportiva. Quindi l’atleta deve essere condotto gradualmente ad acquisire la capacità di analizzare autonomamente la sua prestazione di gara e di ricavarne da solo le relative deduzioni.

I 5 articoli più interessanti della settimana


1) Vitamina C e  antiossidanti (in inglese)

2) How Much Protein is Enough? (in inglese)

3) Onboard camera, percorso mondiali ciclocross 2012

4) Canale YouTube ricco di video ciclismo "vintage"

5) E' necessario (o auspicabile) di un cambio di abitudini?

Le determinanti delle prestazioni di resistenza


Fisiologi e ricercatori dello sport sono costantemente alla ricerca di individuare come le variabili fisiologiche misurate in laboratorio possano aiutare a spiegare le prestazioni di resistenza "sul campo". E' utile e importante non solo per contribuire a individuare il potenziale di performance, ma anche per la prescrizione di carichi di allenamento e monitoraggio agli adattamenti dell'allenamento. In generale, i 3 fattori principali sono stati identificati con:

1) Il massimo consumo di ossigeno (VO2max)
2) La possibilità di utilizzare una percentuale elevata di VO2max per un tempo prolungato: resistenza aerobica
3) L'economia ed efficienza durante l'esercizio (E)

Ulteriori due parametri possono aiutare a comprendere le prestazioni di atleti con VO2max, resistenza aerobica, e livelli di economia similari: 4) la velocità con cui l'assorbimento di ossigeno risponde all'onset dell' esercizio, e  5) la capacità anaerobica e/o la capacità di produrre energia attraverso percorsi non ossidativi.

Il massimo consumo di ossigeno
Il VO2max riflette la capacità massima di un individuo di produrre energia mediante processi aerobici [1] ed è tradizionalmente determinata da risultati di un test incrementale ad esaurimento, anche se altri test sono stati proposti per valutare questa variabile "sul campo" e si possono applicare anche algoritmi di calcolo in base a dati ricavati da allenamenti.

L'utilizzo "frazionato" e la soglia del lattato
La capacità di mantenere un'elevata frazione di VO2max per un lungo periodo di tempo, cioè una resistenza  aerobica elevata, è necessaria per eccellere ed eseguire al meglio un esercizio di durata [2].
Più specificamente, può essere determinata dall'intensità dell'esercizio corrispondente ad un aumento di lattato nel sangue sopra livelli di riposo, appunto, la 'soglia del lattato' (LT). Questa intensità è importante perché indica e identifica l'importanza assoluta delle capacità ossidative del corpo (utilizzo di ossigeno) e rappresenta il confine tra i domini di intensità moderati e pesanti (soglia aerobica e anaerobica, rispettivamente 2 e 4 mmol/l).
Un po' più in alto sulla scala di intensità di esercizio si incontra il limite superiore nel dominio di intensità di esercizio: il lattato massimo a stato costante [3] detto MLSS. Il MLSS è un altro riferimento di 'soglia', ma si differenzia da LT: LT rappresenta la massima intensità di esercizio alla quale il livello di lattato nel sangue (anche se elevato) non si accumula nel tempo. Il MLSS invece è particolarmente legato (e non molto lontano) da una performance massimale della durata di 1 ora [4].

Non è la "dimensione del motore" della macchina (sistema aerobico) a fare la differenza ma la sua economia di consumo!

L'economia di esercizio è stata definita come il livello di VO2 richiesto durante una specifica e costante intensità [5]. E' rappresentato come un angolo in relazione tra VO2 e intensità: più basso è il VO2 ad una determinata intensità, più economico è l'atleta.

Vi è una notevole variabilità inter-individuale nell'utilizzo di ossigeno in esercizi ad intensità sub-massimale anche in soggetti di analoga capacità aerobica o capacità prestazionali simili, in parte a causa di differenze inter-individuali di distribuzione delle fibre muscolari.

Qual è il più importante aspetto da sviluppare?
Alla ripresa di una fase di allenamento (di resistenza), tutti e tre i parametri principali sopra elencati miglioreranno, ma le più grandi variazioni avranno luogo nella soglia del lattato (LT) e VO2max. Tuttavia, diventa sempre più difficile costruire e incrementare questi miglioramenti anno per anno, il miglioramento è spesso inversamente proporzionale agli anni di attivià (= "più ci si migliora più è difficile migliorarsi"). Sono quindi l'economia di esercizio, la velocità della risposta al consumo di ossigeno e le capacità anaerobiche le componenti necessarie e utili affinché si possano raggiungere miglioramenti nelle prestazioni. Potreste aver ancora sentito l'adagio che ci vogliono "anni per costruire un campione". E' probabilmente vero! Economia ed efficienza sembrano essere fortemente legate agli anni di attività in uno sport e quindi correlabili al volume totale di allenamento completato da un atleta [6].

Conclusioni:
In generale, con l'allenamento in sport di resistenza aumenterà LT e VO2max inizialmente (rispetto ad un novizio e/o a condizioni di notevole deallenamento) qanche in maniera considerevole ma questi benefici divengono meno raggiungibili con il passare del tempo (volume di allenamento). L' "economia aerobica" sembra essere un 'effetto collaterale' dell'accumulo di anni in uno sport. È quindi possibile affermare che poiché atleti di prim'ordine hanno relativamente simili capacità aerobiche (LT e VO2max), solo una migliore economia può permettere ulteriormente di differenziare, in positivo, le prestazioni.



RIFERIMENTI

1. Bassett, DR Jr & Howley, ET Med Sci Sports Exerc 2000

2. Coyle, E. F. et al. J Appl Physiol 1988

3. Beneke, R. Med Sci Sports Exerc 1995

4. Coyle, E. F. et al. Med Sci Sports Exerc 1991

5. Coyle, E. F. et al. Med Sci Sports Exerc 1992

6. Lucia, A. et al. Med Sci Sports Exerc 2002

I 5 articoli più interessanti della settimana

1) How to pedal efficiently: “dead centre size”
 http://sweatscience.com/how-to-pedal-efficiently-dead-centre-size/
  you shouldn’t worry too much about trying to generate power on the upstroke, since that’s a hopeless task. Instead, focus on keeping the whole cycle smooth, not letting power dip too far at the top and bottom

Tradotto e semplificato: inutile cercare di migliorare una fase di trazione nella pedalata (questo inibisce poi l'efficienza della spinta, vedi studi di Korff), ma è importante migliorare spinta e passaggi nei punti morti superiore e inferiore.  Al momento gli unici strumenti tecnici sul mercato che offrono questo controllo sono bici stazionarie Wattbike e pedivelle "semi indipendenti" GBSystem

2) Quale rapporto ottimale in ripetute con carico Vo2max?
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16177614


3) Perchè è utile il massaggio (o addirittura benefico per la prestazione)?
http://stm.sciencemag.org/content/4/119/119ra13


4) La percezione di una temperatura superiore può influire su una prestazione indoor (es. seduta sui rulli)?
http://sweatscience.com/does-heat-slow-you-down-if-you-dont-know-its-hot/


5) Miti e leggende sul "carico di carboidrati"
http://content.karger.com/ProdukteDB/produkte.asp?Aktion=ShowFulltext&ArtikelNr=322698&Ausgabe=254791&ProduktNr=223977



I 10 errori più comuni nell'atleta di resistenza (ciclismo in particolare)


Il titolo di questo articolo può sembrare un pò fuorviante, ci sono ovviamente più di dieci errori di cui si possono "macchiare" gli atleti, ma quelli elencati di seguito rappresentano quelli che per esperienza diretta e indiretta sono i più comuni. Alcuni di questi possono sembrare banali ed ovvi, ma è sorprendente il numero di atleti che trascurano le basi e si (o mi) domandano perché la loro performance non è all'altezza delle proprie aspettative (spesso non commisurate al proprio reale potenziale). Leggi attentamente la descrizione di ciascuno di questi errori: almeno alcuni di loro saranno familiari, e, tieni a mente, non c'è nulla di sbagliato nel commettere errori, è umano. Perseverare negli errori è sbagliato.

1. Sopravvalutare i prodotti di nutrizione sportiva.
Non si può negare che la nutrizione sportiva intesa come industria e ricerca sta subendo un discreto sviluppo. La consapevolezza generale che l'atleta di qualsiasi livello sia alla ricerca di ogni miglioramento sul fronte delle prestazioni, insieme a pubblicità e marketing rende questo un settore ancora in forte crescita, anche nelle vendite. Tuttavia, spesso nell'atleta amatoriale i prodotti di nutrizione sportiva sono visti come una scorciatoia nel riempire i vuoti lasciati da una cattiva nutrizione generale. Nel peggiore dei casi, questi prodotti sono anche visti come parte dell'identità di essere un atleta – esempio  la bevanda di recupero dopo gara DEVE essere di una determinata marca altrimenti "non funziona".
Non vi è alcun sostituto per ottenere una corretta alimentazione se non innanzitutto una dieta sana e utilizzare integratori come previsto, cioè per il loro semplice e basilare scopo, cioè come integratori! Non c'è nulla di male nei prodotti di nutrizione sportiva di per sé: evitare l'abuso di essi è il principio che l'atleta deve acquisire ma che sovente manca.

2. Alimentazione e assunzione di liquidi inadeguata
Molti atleti, specie con temperature ridotte, tornarno a casa senza magari aver bevuto neppure un sorso. Nel momento in cui ci sentiamo assetati, è GIA' troppo tardi per idratarsi. La disidratazione può causare crampi muscolari, frequenza cardiaca elevata (riduzione volume plasma sanguigno), e aumento del tasso di utilizzo di glicogeno muscolare con conseguente diminuzione nella capacità di produrre energia e quindi netto decadimento della performance. Quanto si dovrebbe bere? All'incirca una quantità compresa tra 500-750 ml/ora, e questo sarà sufficiente a soddisfare le esigenze di idratazione della maggior parte degli atleti nella maggior parte delle condizioni. A temperature superiori avrai bisogno di quantità superiori. Non è raro per l'atleta trascurare l'idratazione durante i mesi invernali: tuttavia c'è una maggior dissipazione di vapore a livello di prime vie respiratorie e i tassi di sudorazione incrementano con indumenti termici. Una buona abitudine è quella di pesarsi prima e dopo la sessione di allenamento - il differenziale rappresenta una buona stima dei liquidi persi dal nostro organismo. Come suggerimento di reintegro: cerca di bere circa il 120-150% del peso perso, il volume supplementare è necessario in quanto il corpo non sarà totalmente efficiente a recuperare tutti i liquidi persi.
Alimentazione: attendere un calo di intensità prestativa, o anche sentire la fame (e succede) è già troppo tardi per non compromettere (o aver compromesso) le riserve di glicogeno muscolari ed epatiche. 'La cotta' non è una bella esperienza e colpisce non solo la seduta di allenamento/gara, ma compromette recupero e prestazione nei giorni a seguire. 1) mantieni un livello costante e ripetuto di alimentazione, integrare solo nella seconda parte di uscita/gara è troppo tardi 2) sii particolarmente vigile in sessioni che coinvolgono zone di allenamento a intensità media o medio elevata (Z3, Z4 e Z5) in quanto queste intensità utilizzano in larga misura glicogeno muscolare come fonte e miscela energetica predominante. 3) ricorda che la finestra utile di reintegro post allenamento/gara è nei primi 30’ post attività.

3. "Taglia e cuci" sul programma di allenamento
Può sempre capitare di perdere il filo di una programmazione di allenamento: un infortunio, malattia, impegni quotidiani, imprevisti. Troppo spesso, però, l'atleta diventa ansioso di perdere la sessione: il che significa che è tentato di raddoppiare (in maniera semplicemente matematica e l'allenamento non lo è affatto...) o recuperare indistintamente ciò che non ha fatto in un dato giorno pensando di rimediare adeguatamente (spesso più per un senso di colpa). Questo evidentemente fa più male che bene ed influisce negativamente sul carico allenante successivo previsto fino a portare addirittura ad una compensazione errata con effetto di overtraining nei casi più testardi e recidivi di “taglia e cuci”.
Il miglior consiglio da dare è che se si perde una sessione di allenamento, semplicemente "tira dritto", vai avanti. Le cause di una sessione persa/saltata inoltre potrebbero indicare che era dovuto e necessario un periodo di riposo. Nelle mie programmazioni i giorni "jolly" sono sempre previsti.

4. Non riposare abbastanza
Purtroppo, perché la nostra vita quotidiana e la società in generale opera incessantemente e spesso con ritmi che non sosteniamo adeguatamente tendiamo a rendere i nostri cicli di allenamento adattati (o spesso "incastonati") in questo modello ed esigenze. Questo può significare che oltre a vivere "di fretta", affrontiamo l'attività sportiva e l'allenamento con lo stesso stato d'animo. Anche se cerchiamo di dividere le nostre ore di allenamento e ritagliarci dei propri spazi, a volte ciò può risultare difficile (vedi punto sopra).
Il corpo può adattarsi agli stimoli allenanti quando il tasso metabolico è ridotto: il tessuto muscolare, in particolare, non può sostenere uno stato anabolico e catabolico al tempo stesso. L'allenamento intacca (catabolismo), mentre il recupero e la nutrizione consente la ricostruzione (anabolismo).
E' ottimale allenarsi con buona qualità (magari in meno giorni alla settimana) che intestardirsi su un regime settimanale di volume impostato ma non sostenibile a lungo termine. Inoltre, se si dispone di limitato tempo per allenarsi, utilizza quelle ore saggiamente - togliendo eventuali sedute "di passeggio" e invece usa questo tempo per riposare.
Semplici concetti: poche ore di allenamento= qualità dell'allenamento + recupero
Ricorda che il recupero è LA FASE FONDAMENTALE nell'allenamento e permette il raggiungimento dei tuoi obiettivi.

"L'allenamento in sè fa male. L'allenamento seguito da recupero e corretta alimentazione è positivo e ti renderà pronto per l'evento che stai preparando" G.Obree


5. Sottovalutare 'stressor' e il loro impatto su allenamento e prestazioni
Pochissimi atleti sono in sintonia con il proprio corpo e consapevoli di come lo stress si ripercuota su di loro: l'inusuale notte insonne o un leggero calo nella motivazione possono spesso indicare che lo stress totale è troppo alto. Spesso solo una visione retrospettiva, e quindi senza possibilità di correzione, di ciò che è avvenuto può evidenziare come si siano sottovalutati stressor quotidiani che, accumulandosi, hanno inficiato ogni stressor allenante e il conseguente miglioramento che teoricamente doveva essere prodotto in condizioni di "normalità".
Pensa ad una torta come una rappresentazione dello stress totale: ci sarà una fetta per il lavoro, una per impegni familiari/sociali, una per la gestione del denaro, così come per l'allenamento...e per le gare - gli stressor ovviamente possono essere altri e diversi per ognuno di noi. La dimensione totale di questa torta deve rimanere la stessa per mantenere salute ed equilibrio: lo stress da lavoro sale? Un'altra fetta deve scendere per compensare. Sii gentile con te stesso e "rallenta" se necessario. Il corpo è maggiormente in grado di adattarsi all'allenamento se vi sono valide e solide basi psicofisiche.

6. Utilizzo di qualcosa di nuovo in una gara senza averlo MAI provato in allenamento
Il titolo è abbastanza esplicativo: è una delle regole cardine per tutti gli atleti, ma saresti stupito di quanti spesso commettono questo errore. A meno che tu non sia assolutamente disperato e disposto ad accettarne le conseguenze, non provare nulla di nuovo in competizione, siano essi componenti, alimentazione, o tattiche. Tutti questi elementi devono essere testati e affinati in allenamento.
Una "trappola" in tal senso è quando in certe gare sponsor di prodotti alimentari offrono i propri prodotti in gara. L'atleta abbastanza comprensibilmente utilizza il prodotto fornito gratuitamente ma, non essendo stato utilizzato/testato in passato, si possono verificare problemi che causano il deterioramento delle prestazioni.

7. Elevata densità di competizioni
Allenamento e capacità di esprimere una prestazione massimale (gara) sono in stretta relazione ed equilibrio, spesso precario.
Qui è dove entra in gioco la periodizzazione: la progressione scientifica del carico di allenamento - struttura anno/mese/microciclo di allenamento - lavorando sulla costruzione di intensità in maniera graduale significa adeguare il corpo verso i ritmi di gara: se manca un gradino (per esempio iniziare a correre troppo anticipatamente) si perde un anello essenziale della catena. Un esempio classico è zona 3, tale carico è necessario per rilanciare la crescita capillare nel letto muscolare prima di lavorare in zona 4 dove vi è una maggiore necessità di clearance dell'acido lattico. Senza un'adeguata formazione ad intensità precedenti non si può supportare adeguatamente un carico superiore, semplicemente per limiti fisiologici. In molti di questi casi l’atleta poi cade nell’errore numero 1, alla ricerca della “toppa” risolutiva.

8. Non prestare attenzione ai dettagli (ma prima di tutto alle basi)
In preparazione per prestazioni sportive è molto facile focalizzarsi interamente sulla componente "allenamento" dell'equazione. Tuttavia, la prestazione si basa su 3 pilastri:
- allenarsi per stressare il corpo ed acquisire un livello superiore di capacità di sopportazione di ulteriore stimolo (volume e/o intensità di carico)
- il recupero permetter al corpo di "rigenerarsi" senza questo passaggio decade ogni acquisizione di carico allenante
- l'aspetto nutrizionale (non necessariamente integrativo) costituisce la base per il precedente punto
Togli uno di quei pilastri e non vi sarà più equilibrio, punto e basta. In altre parole, uno non è più importante rispetto agli altri ma tutti e 3 i pilasti devono poter coesistere. Si potrebbero abbattere ulteriormente le prestazioni sportive e prendere in considerazione altre aree in cui si potrebbe lavorare. Per esempio quanto adeguatamente ti prepari mentalmente per gli eventi? SOLO coprendo adeguatamente le basi si può passare ai dettagli, che fanno la differenza più si alza il livello competitivo. Fare l'opposto, per esempio prestare attenzione all'ultimo modello di un determinato prodotto pensando ( molto spesso autoconvincendosi) che "magicamente" possa influire sulla prestazione finale è l'errore più comune che osservo.

9. Ripetittività (anche settimanale)
Quando le persone entrano in un nuovo sport c'è la tentazione di improvvisare senza considerare un piano a lungo termine. Spesso cercano di mettere insieme un piano di allenamento che comprenda tutto ciò che hanno sentito direttamente o indirettamente: un numero prefissato di chilometri di base, intervalli, velocità di lavoro, cadenze particolari, non superare certe pendenze e l'elenco potrebbe continuare. Questo è comprensibile con i novizi. Con il tempo, gli atleti dovrebbero ben presto iniziare ad utilizzare un approccio in cui il loro anno è 'periodizzato': i livelli e carichi di allenamento vengono applicati in determinati momenti della stagione in funzione di (oggettivamente raggiungibili) obiettivi chiave. Tuttavia, ci sono ancora atleti ( e, in maniera grave, allenatori) che cercano di coprire tutte le intensità contemporaneamente, indipendentemente dal periodo di allenamento, con l'estremo di applicare un mix di sessioni in tutte le zone di allenamento nella stessa settimana per un numero elevato (se non totale) di settimane durante l'anno!
Un carico ripetuto, anche a distanza di 7 giorni, sarà solo un carico ristagnare (ance a livello mentale). Raggiungere il tuo allenamento in modo che si lavori per cicli, variando il carico per mantenere il corpo stimolato è un principio semplice; semplicistici allenamenti iper ripetitivi nello schema non soddisfano tale necessità ed esigenza.

10. Pensa a te stesso (non fare inutili confronti con altri)
Una delle domande che gli allenatori si trovano a dover affrontare più spesso è "perché non ho ancora iniziato le mie ripetute mente tutti gli altri stanno già facendo (inserire un carico di allenamento di livello superiore)?"
È comprensibile che nello sport - il suo significato stesso indica una competizione con gli altri - spesso ci guardiamo intorno per confrontarci. Tuttavia, ricorda che ogni atleta ha un proprio piano, i propri obiettivi, e anche propri  punti di forza e di debolezza. Due persone anche con l'obiettivo della medesima gara avranno probabilmente bisogno di percorso allenante diverso a causa del loro soggettivo profilo fisiologico ed esigenze, necessità differenti. Allo stesso modo, due atleti con identiche possibilità di allenamento avranno un percorso diverso in funzione per esempio non solo dei propri obiettivi ma della loro storia sportiva.

In conclusione:
La preparazione per la prestazione sportiva non ha bisogno di essere sofisticata - la maggior parte degli atleti può ottenere il 90% delle proprie potenzialità (mai partire sopravvalutandosi...) facendo un passo indietro e applicando del semplice "buon vecchio senso logico". Perché così tante persone non riescono a fare ciò? Probabilmente perché troppo coinvolte su più fronti che spesso ignorano: lavorare con un allenatore, qualcuno con una visione obiettiva della tua prestazione è il modo migliore per ottenere il supporto necessario. Una supervisione oggettiva e non legata da vincoli di familiarità o sentimenti (che potrebbero influire in maniera distorta nella personale visione di ciò che fai) è la guida più diretta e redditizia.

Esempio 2x20

2x20'
19' @SST+ (~4,68 W/Kg) con 1' finale in Z6

Prima rip a -5rpm | seconda a +5rpm


































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