PACCHETTI 2013

SERVIZIO DI PERSONAL TRAINER con le seguenti modalità e costi:


Pacchetti e prezzi in vigore dal 1/02/2012
1.   PROGRAMMAZIONE CON ANALISI DEGLI ALLENAMENTI SVOLTI: per chi ha strumenti di raccolta dati durante gli allenamenti (es Garmin, Polar, SRM, CycleOps ecc) fornisco l'opportunità di analizzare settimanalmente (o ogni 2 settimane) gli allenamenti svolti. Questo è molto utile a me per capire come l'atleta risponde agli allenamenti e all'atleta per eventuali correzioni e per aumentare la propria consapevolezza in ciò che svolge. 

2.   PROGRAMMAZIONE SENZA ANALISI DATI: sempre in base ad una programmazione annuale e al raggiungimento di determinati obbiettivi (es. granfondo, migliorare in salita, migliorare in pianura, ecc..) consegno una programmazione di allenamento personalizzata.

Riepilogo pacchetti ed opzioni:





  • TUTTE le opzioni sono ovviamente modulabili e componibili per coprire tempi ed esigenze personali anche usufruendo di tipologie differenti di pacchetti
  • N.B. I pacchetti 3 mesi hanno decorso di utilizzo entro 6 mesi dal pagamento (es. con pagamento effettuato ad agosto= inizio non oltre novembre per poter concludere entro 6 mesi dal pagamento, cioè a gennaio). 
  • il materiale redatto e consegnato è STRETTAMENTE personale oltre che personalizzato: come tale la condivisione di programmi di allenamento, commenti inviati e grafici con altre persone sia su spazi pubblici (forum, ecc) che privati (condivisione programma di allenamento con altri soggetti) va cortesemente evitata. Le forme di condivisione POSSONO essere concordate ma solo su richiesta esplicita al sottoscritto che valuterà se e come procedere alla divulgazione dei dati. Il mancato rispetto di questa regola (di logica, educazione e rispetto verso il mio operato) comporta l’immediata interruzione della nostra consulenza.
IMPORTANTE
12 maggio 2013: per raggiunti limiti gestionali e qualitativi, l'unico pacchetto selezionabile fino LUGLIO/diversa comunicazione e' quello CLASSICO , periodo in cui introdurrò nuovi pacchetti (Classico e Strava rimangono e rimarranno invariati per modalità e costi).

Da Luglio i nuovi pacchetti con analisi dati subiranno sostanziali modifiche, alcune di esse:
- darò priorità di accesso a questi pacchetti agli atleti/chi sto attualmente seguendo, questo però non comporta l'automatica possibilità di passare a queste nuove modalità di collaborazione che avranno un numero LIMITATO
- questi pacchetti saranno specificatamente dedicati ad atleti con caratteristiche e motivazioni consone, che analizzerò, ad una collaborazione utile per entrambe, non a chi semplicemente... vuole "provarci"

Pagina Facebook: facebook.com/massarob.info

nel breve termine andrà, PROBABILMENTE, a sostituire il forum visto che ho sempre meno tempo disponibile e un forum, nella sua parte amministrativa e gestionale ne assorbe molto, troppo, rispetto alla velocità e snellezza di FB che può contenere/condividere velocemente molti più contenuti:


Perché l'intensità è più importante della durata

Il concetto è semplice: preso a riferimento il valore di intensità (IF) di un evento di gara, esempio una mediofondo od una granfondo, l'obiettivo è il raggiungimento di un carico UTILE ed ALLENANTE (TSS) ad esso progressivamente e gradualmente similare. Si può agire sia su durata che su intensità ma il secondo parametro ha nettamente un peso superiore a conferma del motto..."ad andar piano si migliora ad andar piano!" In tabella i valori utili per uno stimolo allenante compreso tra ~200 e 350 TSS, valori tipici appunto di eventi quali MF e GF. In rosso valori di "ingresso in deplezione", ossia l'esaurimento di scorte glucidiche muscolari ed epatiche, non però utili se l'evento ha intensità-durata (TSS) superiore. In questo caso è FONDAMENTALE cercare di rimpiazzare, A TEMPO DEBITO (ossia prima che il substrato sia in esaurimento!) quanto speso.
Sempre a livello di bilancio/spesa energetica e substrati utilizzati, è da notare come in Z1 (0.5-0.55 IF) siano necessarie, come minimo, dalle ~6 alle 7h per raggiungere questo stato, mentre ad intensità superiori questo è raggiungibile assai più speditamente anche in ~3h.
 

un pò di 40-20 (video+telemetria)





video

Serievel (3x30")

serievel from Roberto Massa on Vimeo.

Allungo 60" (da seduto)

Allungo 60" da seduto (415W) from Roberto Massa on Vimeo.

Scatti (15-20-15") e Allungo breve (30")

Scatti e allungo breve from Roberto Massa on Vimeo.

TEST Annunciata+Telemetria PART1 e PART2

TEST Annunciata+Telemetria PART1 from Roberto Massa on Vimeo.
In telemetria
Da sx a dx:

Battiti
Velocità
Potenza
Pendenza
Cadenza
Temperatura aria

ciclismo.sitiasp.it/camonica/salita_del_beato.aspx


TEST Annunciata+Telemetria PART2 from Roberto Massa on Vimeo.
In telemetria
Da sx a dx:

Battiti
Velocità
Potenza
Pendenza
Cadenza
Temperatura aria

http://ciclismo.sitiasp.it/camonica/salita_del_beato.aspx

Salita al 25%

25% from Roberto Massa on Vimeo.
in grafico da sinistra a destra:
cadenza
altimetria
pendenza
battiti
potenza
velocità

Impostazione Garmin

per un corretto utilizzo dello strumento in abbinamento ad un misuratore di potenza
- disabilitare auto pausa
- selezionare registrazione dati ogni 1''
- procedere a riconoscimento di altri sensori (velocità, cadenza vel/cad) SOLO DOPO riconoscimento del misuratore anche se molti di essi includono già rilevamento del valore di cadenza

Ecco le pagine e i campi dati che attualmente utilizzo (in genere cambio alcuni di essi e l'impostazione generale rimane sempre la medesima)=

Pagina 1, quella che uso in modo generico
zona potenza
zona FC
ora del gg+tempo
potenza 10''+distanza a segmento (utilizzato per l'uso di segmenti Strava)
potenza media (inclusi zero)+velocità media

Pagina 2, usata nelle ripetizioni o lap
potenza giro
tempo lap corrente
W/Kg+potenza ultimo lap (= utile per valutare flessione e se necessario interrompere ripetizioni)
potenza 10''+cadenza
distanza lap+velocità lap (per riscontro con segmenti Strava)

Pagina 3, valori altimetrici/salita
velocità verticale
pendenza
W/Kg|% potenza
VAM 30''|quota
cadenza|temperatura

Pagina 4, usato come riassuntivo pur mantenendo campi dati in "tempo reale"
  potenza 10'' + bilanciamento sx-dx
% FC + fc media
ascesa totale + lavoro (kJ)
IF+TSS
distanza +NP

Multimedia-video


Serievel (3x30")

serievel from Roberto Massa on Vimeo.

Allungo 60" (da seduto)

Allungo 60" da seduto (415W) from Roberto Massa on Vimeo.

Scatti (15-20-15") e Allungo breve (30")

Scatti e allungo breve from Roberto Massa on Vimeo.

TEST Annunciata+Telemetria PART1 e PART2

TEST Annunciata+Telemetria PART1 from Roberto Massa on Vimeo.
In telemetria
Da sx a dx:

Battiti
Velocità
Potenza
Pendenza
Cadenza
Temperatura aria

ciclismo.sitiasp.it/camonica/salita_del_beato.aspx


TEST Annunciata+Telemetria PART2 from Roberto Massa on Vimeo.
In telemetria
Da sx a dx:

Battiti
Velocità
Potenza
Pendenza
Cadenza
Temperatura aria

http://ciclismo.sitiasp.it/camonica/salita_del_beato.aspx

Salita al 25%

25% from Roberto Massa on Vimeo.
in grafico da sinistra a destra:
cadenza
altimetria
pendenza
battiti
potenza
velocità

Perché avvalersi di un preparatore


PERCHE’ AVERE UN PREPARATORE ATLETICO PERSONALE?...ECCO ALCUNI BUONI MOTIVI!
Individualizzazione: uso la mia esperienza per creare programmi di allenamento personalizzati che soddisfino le tue esigenze (tempo, impegni lavorativi, obbiettivi, programmazione stagionale,…)
Feedback: fornire un riscontro e una valutazione dell’allenamento e della progressione stagionale dell’andamento di gare, preparazione ed allenamenti specifici.
Misurazione: possibilità di poter misurare e valutare i miglioramenti della tua performance e stato di forma per mezzo di test fisiologici e analisi della prestazione atletica.
Motivazione: fornire linee guida e suggerimenti necessari a mantenere fiducia e motivazione nel miglioramento e mantenimento della performance atletica (a cadenza giornaliera, settimanale o mensile).
Prospettiva ed oggettività: offrire una valida ed esperta visione oggettiva e imparziale che può anche essere in disaccordo con le tue convinzioni e precedenti idee o prospettive sull’allenamento.
Essere un preparatore atletico è più che semplicemente scrivere e preparare tabelle di allenamento e indicare al  singolo atleta cosa fare ogni singolo giorno. Il ciclismo, sotto tutte le sue varianti, è uno sport complesso che prevede sempre un miglioramento della propria performance (atletica e non) per poter incrementare le proprie prestazioni e divertimento. La via per arrivare al massimo delle proprie possibilità prevede mesi, se non addirittura anni, di preparazione, di scelta di obbiettivi precisi, di analisi e miglioramento dei propri punti deboli e incremento delle proprie qualità.
Lavorando con un atleta cerco sempre la massima individualizzazione. Non esistono schemi prefissati, calcoli prestabiliti o formule “magiche” che permettono di raggiungere il massimo della propria forma. Ogni atleta ha differenti abitudini ed esigenze, orari lavorativi ed impegni famigliari, e, soprattutto, differenti obbiettivi e personalità. Le motivazioni e gli obbiettivi non sono necessariamente gli stessi per tutti gli atleti. Quindi è importante saper fornire suggerimenti personalizzati come anche indicazioni generali.

Pedalata, perché complicare ciò che è (relativamente) più semplice?



Generalmente i ciclisti presentano una casistica di problemi ed infortuni spesso correlati alla loro ricerca di una maggior efficienza di pedalata. Spesso però questi allenamenti e/o utilizzo di determinati accorgimenti “tecnici” (volutamente in virgolettato) riducono l’efficienza e sono potenzialmente nocivi non solo all’efficienza stessa ma, specie in presenza di assetti posturali incorretti, possono anche portare a:

  • problematiche articolari del ginocchio
  •  sindrome da sovraccarico flessori dell’anca (psoas)
  • algia tratto lombare
  • irritazioni gastriche generate dalla tensione dello psoas causate da alterazione/compressione  (di origine nervosa) catena del sistema simpatico

La tecnica di pedalata è in parte un esercizio tecnico e come tale può quindi essere allenato e migliorato ed in parte un gesto innato, bisogna però sfatare velocemente alcuni “miti”, tra i più rilevanti:
i pedali a sgancio permettono di generare un’azione favorevole nella fase di risalita
oppure
è necessaria un’azione attiva di richiamo del pedale dal punto morto inferiore al punto morto superiore

Nel 1997 una ricerca svolta in Francia infatti dimostrò che l’azione di richiamo tra pedalata con “aggancio” e senza era del tutto similare, la conclusione fu che l’azione della catena muscolare posteriore della coscia e dei flessori dell’anca è spesso sopravvalutata poiché l’azione predominante e con reale effetto propulsivo avviene per azione di glutei e quadricipite. Il reale vantaggio dei pedali a sgancio è di natura propriocettiva poiché il contatto continuo con il pedale permette di generare forze di entità superiore ANCHE aumentando la cadenza di pedalata (Capmal e Vandewalle, 1997). E’ poi logico e ovvio che l’azione muscolare e la forza applicata sui 180+180° di pedalata non è continua (l’applicazione della forza è sinusoidale) e non può esserlo ma può essere migliorato il passaggio attraverso i punti (più correttamente archi) morti.
Essenzialmente i muscoli che generano il maggior contributo nella propulsione sono glutei e quadricipiti e l’azione di pedalata a cadenze nella “norma” (70-100 rpm) è un’azione neuromuscolare con molte similitudini nel pattern motorio rispetto alla corsa e alla camminata veloce. Come tale   “autoseleziona” la miglior azione muscolare in funzione del carico svolto dei 2 arti in relazione al punto di pedalata. Va inoltre osservato che la potenza generata, nella normalità dei casi, non è uguale tra gli  arti e questa “asimmetria” è completamente fisiologica.
Perché quindi è inutile (e pure controproducente) forzare un’azione muscolare nella fase di richiamo?
In una ricerca svolta da Coyle e collaboratori nel 1991 l’analisi muscolare EMG (attività muscolare) comparando ciclisti di livello elite e non elite ha dimostrato che gli atleti di più alto livello avevano una minor attivazione muscolare nella fase di richiamo (240-360°). Al contrario gli atleti elite generavano un’azione propulsiva superiore con un maggior arco e picco di applicazione di forza nel passaggio tra punto morto superiore ed inferiore con maggiori componenti vettoriali perpendicolari e quindi una maggior efficienza della forza applicata. Queste conclusioni confermano quanto osservato da Jorge e Hull nel 1986.
Un ulteriore approfondimento sul questo tema è stato svolto nel 2000 comparando pedalata in monopodalico (un arto) a pedalata tradizionale: anche nell’azione monopodalica il gluteo dell’arto non in spinta veniva attivato e ciò nonostante non vi fosse applicazione di spinta (non essendoci pedale e pedivella su cui spingere).
Questo fenomeno può essere spiegato ampliando le implicazioni del gesto pedalata su un contesto “posturale” di stabilità pelvica e su uno più ampio e complesso che coinvolge la neurofisiologia.
Un’instabilità pelvica con relative rotazioni può infatti essere esacerbata da una contrazione dei flessori dell’anca e/o muscoli posteriore della coscia (come avviene in una pedalata monopodalica senza controbilanciamento); a livello neurofisiologico invece va considerato che la corteccia motoria, semplificando, ha uno schema motorio ottimale per il preciso e acquisito compito “pedalare”. Cercare di riscrivere forzatamente questo schema  può comportare un problema di stabilità posturale (punto precedente) ed una perdita di efficienza nell’azione effettiva e propulsiva della pedalata. In poche parole, il nostro sistema neuromuscolare, specie in azioni di alte intensità e maggior richiesta di attivazione di unità motorie non riesce a coordinare efficacemente e contemporaneamente azione di spinta e ritorno ma è finalizzato ed ottimizzato a prediligere e mantenere costante l’azione di spinta effettiva.
I concetti espressi possono sembrare complessi (e ho cercato di semplificare al massimo!) ma provo a rientrare su esempi più pratici: pedalare è un azione circolare in cui è richiesta una graduale azione cercando di massimizzare la fase di spinta SENZA sacrificare l’azione di passaggio nei punti morti; per fare ciò non è necessario (ed è anzi in contrapposizione all’obiettivo ricercato) forzare un’azione muscolare di richiamo.
Ciò che è opportuno fare è quindi relativamente semplice: 1) focalizzarsi sulla fase di spinta poiché questa è la sola fase propulsiva effettiva 2) cercare di ridurre l’incidenza della massa muscolare e dell’arto SENZA azione muscolare la fase di ritorno 3) cercare di migliorare il passaggio nei punti morti -in questo e solo in questo passaggio- con azione dei muscoli posteriori/flessori.




Cosa fare:

  • focalizzarsi sull’azione di spinta e successivo immediato alleggerimento nel passaggio dei punti morti (e solo in questi) http://www.setantacollege.com/wp-content/uploads/Journal_db/Pedaling%20Technique%20and%20Energy%20Cost.pdf (sinossi)
  • non preoccuparsi sulla differenza di spinta tra gli arti ma sull’effettivo incremento di potenza che si può generare
  • ridurre ogni “rumore” o discontinuità nell’azione dei passaggi nei punti morti
  • concentrarsi sul mantenere un’elevata stabilità pelvica, per esempio concentrandosi su una costante e continua pressione di contatto con la sella, evitando rotazioni o basculamento con acuita inversione della curvatura lombare (perdita lordosi)

Cosa NON fare:

  • Pedalata monopodalica (a mano di dover recuperare da un infortunio e in questo caso l’azione dev’essere necessariamente svolta con controbilanciamento)
  • Focalizzarsi su un’azione muscolare di richiamo





Riferimenti Bibliografici
Capmal S and Vandewalle H, “Torque-velocity relationship during cycle ergometer sprints with and without toe clips”, European Journal of Applied Physiology. 76: 375-379, 1997

Coyle EF, Feltner ME, Kautz SA, Hamilton Mt, Montain SJ, Naylor AM, Abraham LD and Petrek 

GW, “Physiological and biomechanical factors associated with elite endurance cycling performance”, Medicine and Science in Sports and Exercise. Vol 23 No 1: 93 – 107, 1990

Jorge M and Hull M “Analysis of EMG measurements during bicycle pedaling”, Journal of Biomechanics. 19: 683-694, 1986
Ting LH, Kautz SA, Brown DA and Zajac FE, “Contralateral movement and extensor force generation alter flexion phase muscle coordination in pedalling”, Journal of Neurobiology. 83 (6): 3351-65, 2000
Pedaling technique and energy cost in cycling. Leirdal S, Ettema G.Human Movement Science Programme, Norwegian University of Science and Technology, Trondheim, Norway, 2011


http://www.bicycle.net/2007/pedaling-technique-basics

Considerazioni e uso di una (teorica) zona lipidica


Introduzione

Il concetto di “bruciare i grassi” è spesso usato ed abusato: esistono esercizi “brucia grassi”, prodotti “brucia grassi”, macchinari che vengono, più per esigenze di marketing che per altro, indicati come “brucia grassi”. Tale concetto e terminologia si riferisce, o per correttezza si dovrebbe riferire, all’abilità di ottenere una maggiore ossidazione dei substrati lipidici con utilizzo maggiore rispetto alle riserve di carboidrati (glicogeno muscolare ed epatico). Per estensione poi viene associato alla perdita di peso, alle strategie di riduzione della massa grassa a favore di quella magra. Va però osservato che tali cambiamenti metabolici e nella distribuzione di queste 2 masse possono essere raggiunte SOLO con un bilancio energetico negativo: è necessario assimilare minori calorie rispetto a quelle utilizzate indipendentemente dall’uso dei substrati nell’attività.

E’ importante comprendere che il solo incremento dell’ossidazione dei grassi non comporta la perdita di peso e/o di massa grassa. Di seguito discuterò dell’importanza di questa zona di intensità e i fattori che possono favorire una maggior ossidazione lipidica.



L’importanza del metabolismo dei grassi

E’ evidente l’importanza di questo metabolismo sia a fini sportivi che in generale per principi di salute. E’ inoltre risaputo che atleti che si cimentano in sport di resistenza hanno una capacità superiore nell’utilizzo dei substrati lipidici rispetto a chi non pratica attività aerobica. E’ facile comprendere quindi come una popolazione con problemi di obesità, resistenza insulinica e diabete di tipo II possa avere problemi nella capacità ossidativa dei grassi con conseguente “stoccaggio” di acidi grassi nei muscoli ed in altri tessuti; questo accumulo può –ulteriormente- interferire con i processi di regolazione del metabolismo specie nelle condizioni sopra indicate.



Fattori che influenzano l’ossidazione lipidica


Intensità dell’esercizio/attività

Uno dei fattori più importanti che determinano il tasso di ossidazione dei grassi è l’intensità dell’attività svolta (immagine).



In termini assoluti l’ossidazione dei carboidrati aumenta proporzionalmente all’intensità dell’esercizio mentre l’utilizzo dei grassi incrementa fino ad un certo punto/picco massimo di utilizzo per poi decrescere drasticamente. Quindi viene parzialmente contraddetto il principio, spesso suggerito, che una bassa intensità di esercizio è funzionale ad un maggior utilizzo dei grassi. Tutta una serie di recenti ricerche hanno identificato infatti una circoscritta intensità in cui l’utilizzo dei grassi raggiunge il suo apice: per una popolazione di atleti già allenati tale intervallo è compreso tra 60-65% di Vo2max cioè all’incirca il 70-75% di FC max. Per soggetti meno allenati tale valore è inferiore in entrambe i riferimenti del ~10% (2, 8). In ogni caso va rimarcato come una differenza inter soggettiva sia sempre presente ma più che un singolo punto di picco ciò che è più rilevante in ambito fisiologico è appunto l’identificazione di un intervallo di intensità come ben evidente dal plateau in grafico. Quest’intensità o “zona” (e riferendosi alle zone canonizzate è un intervallo compreso tra Z2alta e Z3bassa) ha un’importanza nell’obiettivo di perdita di massa grassa, esercizi ed intensità con finalità salutistiche e più in generale nell’incremento delle capacità aerobiche di resistenza generale.



Effetto dell’alimentazione

Altro effetto determinante è l’alimentazione: una dieta ricca di carboidrati tenderà a sopprimere l’ossidazione lipidica e viceversa. Assumere zuccheri nelle ore antecedenti l’esercizio incrementa la produzione insulinica e come conseguenza si avrà una minor attivazione dei processi ossidativi dei grassi fino ad una riduzione del 35% (1). L’effetto insulinico sull’ossidazione dei grassi ha una durata variabile fino anche a 6-8 ore: ciò significa semplicemente che una massima ossidazione dei grassi è raggiungibile essenzialmente solo dopo tale lasso di tempo a digiuno. Anedotticamente gli allenamenti a digiuno (dopo periodo notturno) sono sempre stati utilizzati dagli atleti che praticano sport di endurance come una metodologia “brucia grassi”. Una recente ricerca svolta presso l’università di Leuven (5) ha approfondito tale processo investigando sull’effetto su atleti praticanti sport di endurance. Gli atleti sono stati monitorati a digiuno o dopo assunzione di carboidrati: negli atleti a digiuno è stato riscontrato un minor utilizzo di glicogeno anche se il tasso di ossidazione è rimasto invariato tra i 2 gruppi. Infatti va rimarcato che l’allenamento a digiuno riduce le capacità di raggiungere un potenziale tipico (rispetto a condizioni di normalità) ed è indicato per intensità medio-blande (cioè ai valori di intensità sopra espressi)



Durata dell’esercizio/attività

E’ sempre stato correlato l’elemento durata con l’utilizzo dei grassi poiché questa fonte energetica diviene importante e predominante con l’incremento della tempistica di esercizio. Infatti durante sport di ultra-endurance gli atleti possono raggiungere picchi di ossidazione dei grassi di 1g/minuto contro i 0.5-0.7g/min tipici nel picco di ossidazione. Va notato che in ogni caso l’assimilazione di zuccheri prima o durante l’attività porta ad una riduzione di questi valori.



Modalità di esercizio/attività

Alcune attività dimostrano, a parità di intensità relative a Vo2max, di avere un maggior effetto sull’ossidazione dei grassi: camminare o correre hanno un’incidenza superiore al ciclismo (3). Le motivazioni dietro a questa differenza devono ancora essere studiate ma non è da escludere il differente utilizzo e attivazione di tipologia delle fibre (nel ciclismo un utilizzo superiore di entrambe le tipologie di fibre II, cioè veloci e con spiccati legami con processi glicolitici, giustificherebbe tale discrepanza).



Differenze nel sesso

La maggior parte degli studi ha dimostrato che le donne hanno maggiori capacità ossidative rispetto agli uomini (9) anche se le differenze sono marginali e probabilmente giustificate dalle stesse motivazioni sopra indicate (tendenzialmente i soggetti donna hanno un patrimonio proporzionalmente inferiore di fibre di tipo II rispetto ad un pari età uomo).



Ambiente

Le condizioni ambientali hanno un’influenza sull’utilizzo dei substrati energetici: è noto come un’attività in ambiente con elevate temperature incrementa l’utilizzo delle riserve di glicogeno al pari dell’attività in altura. Lo stesso però avviene a basse temperature e i brividi sono un “segnale” dell’attivazione di questi substrati a discapito di quelli lipidici.



Allenamento

Il modo più efficace per incrementare l’ossidazione lipidica è quello di mantenere una COSTANE e REGOLARE attività fisica. Infatti l’esercizio in sé è il primo stimolo regolatore sugli enzimi responsabili per i processi di utilizzo dei substrati energetici, sulle modificazioni a livello mitocondriale e sui miglioramenti del microcircolo -solo per evidenziale alcuni elementi che favoriscono “a valle” l’utilizzo degli acidi grassi (6)-.



Integrazione di questi concetti nel programma di allenamento

Nonostante tutti questi punti non è definito, oltre alla sola intensità, un preciso e schematico processo che permetta il massimo utilizzo di acidi grassi. I suggerimenti sono però definiti e sono 1) la necessità di un incremento della spesa energetica (incremento volume di allenamento, deficit nel bilancio energetico) e il più semplice 2) identificazione dell’intensità ottimale di carico per tale obiettivo.

Per quanto riguarda il punto 1 va rimarcato come il MASSIMO tasso di ossidazione dei grassi è tipicamente compreso tra 0.5 e 0.7g/min. Quindi per ossidare 1kg di acidi grassi sono necessarie circa 30 ore di attività a quelle intensità specifiche il che rappresenta di per sé un volume notevole. Se l’obiettivo è quello di perdita di massa grassa è quindi NECESSARIO intervenire sul bilancio energetico. Va ulteriormente sottolineato quindi che allenarsi per MIGLIORARSI (medie-elevate intensità) e allenarsi per DIMAGRIRE sono 2 elementi che difficilmente possono coesistere. Altro aspetto da sottolineare è che il metabolismo tende ad autoregolarsi: una riduzione di massa grassa comporta tendenzialmente anche una riduzione dell’organismo nell’utilizzo di un substrato che sta “degenerandosi” attuando un processo di “autoconservazione”. Paradossalmente ma senza sorpresa, il metabolismo tende ad economizzare l’uso di un substrato quando esso diventa meno disponibile (4): una riduzione di massa grassa può comportare una riduzione del tasso di ossidazione lipidica e quindi una difficoltà “esponenziale” nel perdere ulteriormente parte di questi substrati.



Supplementi alimentari

Ci sono numerosi prodotti sul mercato che “attestano” capacità di incrementare l’ossidazione dei grassi:

caffeina,carnitina, garcinia(HCA), cromo picolinato, acido linoleico, guaranà, ginseng, coleus forskohlii, glucomannano, té verde, ecc ecc

Tra questi prendo in considerazione i 2 con una “acclarata” valenza scientifica nell’incremento dell’ossidazione lipidica:



Tè verde

Possiede alcune proprietà medicali e di recente le ricerche si sono focalizzate sulle proprietà “brucia grassi”. Gli esperimenti sono però stati svolti principalmente su animali e non sull’uomo ma riportano un incremento del 20% del metabolismo lipidico se assunto prima dell’attività. Gli estratti del tè verde contengono epigallocatechina gallato (o EGCG), un polifenolo con proprietà antiossidanti; in particolare esso promuove la scissione delle catecolamine (adrenalina e noradrenalina). Questo provoca un incremento delle stesse che provocano una stimolazione ed utilizzo dei substrati lipidici (lipolisi). Va sottolineato che per ottenere l’effetto sopra indicato andrebbe assunta una dose di tè equivalente ad 1 litro. L’utilizzo e l’ingestione di quantità inferi (e di conseguenza concentrazioni inferiori) ed eventuali effetti positivi è ancora da approfondire.



Caffeina

E’ un prodotto spesso associato con l’incremento del metabolismo lipidico. All’atto pratico però questo è solo parzialmente vero perché dipende da modalità ed esercizio: un effetto positivo sull’utilizzo degli acidi grassi è raggiunto tipicamente alle intensità sopra indicate e con (relative) basse dosi di caffeina.

Una combinazione di elevata intensità ed elevate dosi di caffeina infatti genera l’effetto opposto cioè la soppressione dell’utilizzo degli acidi grassi.

Un caffè a colazione (prima dell’attività) è sufficiente? No a meno che si annulli ogni elemento zuccherino da quel pasto (e quindi neppure l’elemento dolcificante sia esso saccarosio o suo surrogato). L’assunzione di zuccheri infatti provoca il rilascio di insulina e ciò inibisce (fino anche a sopprimere), come visto in precedenza, l’utilizzo di acidi grassi come fonte energetica.

In sintesi la caffeina stimola la lipolisi e la mobilitazione degli acidi grassi per incremento dei livelli di catecolamine circolanti ma per ottenere un pieno effetto “lipidico” e affinché tale effetto venga mantenuto non deve essere “avviata” una risposta insulinica.



In sintesi

Il picco di ossidazione dei grassi ha un ristretto ma specifico ambito di intensità variabile anche in funzione delle caratteristiche dell’atleta (2,9) ed è favorito da un volume di carico a tale intensità e/o finché non interviene una risposta insulinica (=assunzione di zuccheri).



Riferimenti bibliografici:

1. Achten J,and Jeukendrup AE. The effect of pre-exercise carbohydrate feedings on the intensity that elicits maximal fat oxidation.J Sports Sci 21:1017-1024,2003.

2. Achten J,and Jeukendrup AE. Maximal fat oxidation during exercise in trained men.Int J Sports Med 24:603-608,2003.

3. Achten J,Venables MC,and Jeukendrup AE. Fat oxidation rates are higher during running compared with cycling over a wide range of intensities.Metabolism 52:747-752,2003.

4. Astrup A.Dietary composition, substrate balances and body fat in subjects with a predisposition to obesity.Int J Obes Relat Metab Disord 17 Suppl 3:S32-36; discussion S41-32,1993.

5. De Bock K,DeraveW,Eijnde BO,Hesselink MK,Koninckx E,Rose AJ,Schrauwen P,Bonen A,Richter EA,and Hespel P. Effect of training in the fasted state on metabolic responses during exercise with carbohydrate intake.J Appl Physiol 104:1045-1055,2008.

6. Holloszy JO,and Coyle EF. Adaptations of skeletal muscle to endurance exercise and their metabolic consequences.J Appl Physiol 56:831-838,1984.

7. Jeukendrup AE,and Aldred S. Fat supplementation,health,and endurance performance.Nutrition 20:678-688,2004.

8. Jeukendrup AE,andWallis GA. Measurement of substrate oxidation during exercise by means of gas exchange measurements.Int J Sports Med 26 Suppl 1:S28-37,2005.

9. Venables MC,Achten J,and Jeukendrup AE. Determinants of fat oxidation during exercise in healthy men and women:a cross-sectional study.J Appl Physiol 98:160-167,2005.

10. Venables MC,Hulston CJ,Cox HR,and Jeukendrup AE. Green tea extract ingestion,fat oxidation,and glucose tolerance in healthy humans.Am J Clin Nutr 87:778-784,2008.


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