"I vostri resoconti", Rosario MDD 2016


La mia Maratona dles Dolomites.

Il sabato sera, dopo uno sguardo alle previsioni meteo, decido di usare l’estivo con una maglia intima autunnale. Ho pianificato le soste, una idrica a Corvara, con l’assistenza di mia moglie che comunque sarebbe lì a guardare il passaggio, un’altra sul Giau. Non ho un obiettivo cronometrico; parto però con la tranquillità di chi, dopo un anno di impegno, arriva “preparato” ad un esame.
In griglia sto bene e non ho freddo e i battiti del cuore, tra i 65 e 68, confermano che non sono in ansia.
Parto cercando di superare i più lenti senza essere di intralcio ai più veloci. L’andatura mi permette di sfilare molti ciclisti (cosa che mi rassicura) ma evito di agganciarmi a trenini molto veloci.
Ai piedi del Campolongo decido che, per oggi, niente Lap sulle salite, voglio andare in modalità No Stress per godermi questa bellissima pedalata dolomitica e i conti li farò alla fine. Inizialmente, il mio riferimento doveva essere di 220 watt medi per salita. Lo tengo per buono, ma non voglio che mi influenzi più di tanto.
Sul Campolongo si fa un po’ di tira e molla, di conseguenza se c’è spazio passo, se non c’è mi accodo. Scorre via con una andatura che è più dettata dalle circostanze che voluta.

La discesa successiva è umida e tutti scendiamo con calma.
Inizio il Pordoi, vado su con una regolarità che mi sorprende, continuando a sfilare tanti ciclisti. Negli ultimi 500 metri mangio una barretta.
La discesa è umida e in uno dei primi tornanti a sinistra una ragazza scivola. Per fortuna si rialza subito, rallento, gli amici la chiamano, lei risponde che è tutto ok. Riprendo la discesa un po’irrigidito.
Inizia il Sella sul quale, tra le pendenze più dure e ancora un leggero traffico, vado un po’ a strappi nella parte iniziale e nella parte finale.
Un gel prima di scollinare e successiva discesa senza problemi, seppur non asciutta.
Inizia il Gardena tra i rumori dei cambi delle bici di chi cerca il rapporto migliore. Anche su questa quarta salita mi sento bene e procedo senza affanni. Mi concedo un pezzo di salita al fianco di Cassani e di Indurain, avevo già incrociato Zanardi che, nella discesa verso Corvara immersa nella nebbia mi supera a velocità doppia.

Una sosta brevissima a Corvara per la borraccia e inizia il secondo passaggio su un Campolongo meno affollato. Verso la fine mangio velocemente una barretta e inizio la discesa, stavolta asciutta e a velocità più elevata.
Si forma un gruppo e procediamo senza difficoltà evidenti. In questo tratto ho preso l’iniziativa una volta, per portarmi brevemente in testa a tirare, perché la velocità davanti era calata, poi i miei compagni di viaggio, tra cui almeno in 3 erano della stesso team, si sono ben alternati. Svoltiamo tutti per il percorso lungo e rimaniamo insieme fino all’inizio del Giau. Obiettivo personale sul Giau: chiuderlo sotto l’ora.
Le pendenze elevate mi mandano quasi subito in crisi con la cadenza di pedalata. Fatico molto, ma non ho mai la sensazione di essere al limite, piuttosto di “essermi adeguato” alle difficoltà. Provo di tanto in tanto a rilanciare l’andatura per cercare una cadenza più alta, ma poi torna tutto come prima.
Giau chiuso in 59 e spicci e obiettivo raggiunto (per un pelo) nonostante le difficoltà.
Sosta di qualche minuto al ristoro e discesa.
Inizio la salita del Falzarego in un gruppo di circa 15 persone ma probabilmente inizio a pagare le energie lasciate sul Giau, perché quando arriva il tratto in falsopiano sono costretto a spostarmi in coda e sperare che il gruppo non aumenti ancora la velocità. Riesco a rimanere agganciato ma mi stacco quando la strada riprende a salire (tutto il gruppetto si sfalda).
Sul Valparola arriva tanta gente dal percorso corto e perdo il riferimento visivo dei tre del lungo che erano con me. Inizia la discesa.

Mi torna in mente di un punto chiamato simpaticamente “Crampiberg” e penso a come non farmi venire i crampi quando ci arrivo. Ricomincio un po’ prima a pedalare, cerco il pignone più giusto, rimango seduto e ne esco indenne.
Arrivo al Mur del Giat, ed è abbastanza affollato, una gran confusione di persone a bordo strada, è una atmosfera bellissima e il calore delle persone sembra spingerti. Lo affronto sperando di non dover mettere piede a terra, né per stanchezza o crampi, né a causa di altri.
Riesco a superarlo, veramente piano ma quantomeno in sella alla bici.

Dopo l’arco del Mur del Giat cerco sul Garmin il tempo totale. Sono 30 minuti sotto il tempo dello scorso anno e da lì al traguardo ci vogliono solo una decina di minuti. La soddisfazione fa sparire la stanchezza.
Il cronometro finale dice 6h18m.
Quello che il cronometro non dice è che ho pedalato divertendomi, riuscendo a godermi passaggi, panorami, persone e momenti che poi rimangono dentro, fanno amare questo sport e aumentano il desiderio di tornare in questi luoghi.

Ero partito per divertirmi e migliorarmi; sono riuscito a raggiungere questi obiettivi con consapevolezza e tranquillità, due grandi valori aggiunti che devo comunque a te, Roberto, a coronamento di un anno impegnativo ma che indubbiamente mi arricchisce e mi soddisfa.
Grazie!
Rosario

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