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POTENZA e rulli (o più generalmente potenza INDOOR)

novembre 15, 2012
POTENZA e rulli (o più generalmente potenza INDOOR)
E’ una discussione e tema che ricorre stagionalmente, un favorito perenne di forum, dilemma e “dramma” dei ciclisti indoor. Di certo non sono il primo e neppure l'ultimo a scrivere di questo tema.
Perché la mia potenza è diversa quando l'allenamento è indoor* rispetto a quando mi alleno all’aperto? E cosa posso fare?
* per allenamento indoor si indica qualsiasi allenamento svolto su rulli, spin o ergometri specifici
Di solito ci si allena in questo modo perché o non si ha il tempo o l'opportunità per una seduta di allenamento all'aperto, per riabilitazione e recupero da un infortunio e/o necessità di un ambiente controllato e sicuro. In questi casi un allenamento indoor è consigliato anche perché permette una continuità di carico allenante indipendentemente dalle condizioni meteo e/o stagionali tipiche (freddo nelle stagioni invernali, pioggia, neve, minor numero di ore di luce e così via).
Molti però trovano arduo se non impossibile erogare stesse potenze (nell’unità di tempo) rispetto a quando sono “all'aria aperta” e alla fine si adeguano ad una potenza/riferimenti inferiore/i (questo non è il caso per tutti, però, e alcuni effettivamente hanno il problema inverso, anche se questo è un’eccezione ed ancora più spesso è un problema a livello di strumento adottato).
Quindi, se non sono in grado di generare la stessa potenza, avrò gli stessi benefici? E se la differenza è molto marcata devo utilizzare diversi riferimenti di carico tra indoor e uscite?
Le risposte non sono semplici, ma cerco di approfondire e giustificare la/e soluzione/i.
La prima cosa da fare è capire perché una differenza nel valore di potenza si viene a verificare. La seconda cosa è adottare misure per affrontare le differenze tra i due scenari e, nel possibile, "colmare il divario". Infine, si deve poi prendere una decisione su come i dati devono essere interpretati.
Allora, perché è comune avere queste differenze?
Ci sono quattro principali fattori in gioco:
1) Temperatura ambientale e dell’atleta/raffreddamento, flusso d'aria
2) Carico inerziale del sistema
3) Motivazione
4) Adattamento
OK,  ma come agire per quanto riguarda il beneficio del carico e i riferimenti da adottare?
Potenza*tempo= lavoro e un tasso di potenza inferiore significa minor lavoro a parità di tempo ma il tutto va riconsiderato in maniera specifica per il determinato sistema: allenamento indoor e allenamento su strada sono 2 “sistemi” differenti anche utilizzando uno stesso strumento. Se si utilizzano 2 misuratori differenti (es rullo con mis potenza e misuratore potenza su strada) è necessario, nella maggior parte dei casi, adottare differenti riferimenti di carico.
Ciò che conta è che si affronti l'allenamento alla corretta intensità per tutta la durata prevista, con EVENTUALMENTE un valore differenziato di potenza tra i 2 sistemi.
Attenzione particolare va posta poi allo/agli strumenti, il principio fondamentale per avere dati oggettivi è la ripetibilità quindi prima di ogni seduta indoor vanno rispettati alcuni passaggi:
  1. Condizioni ambientali sempre similari
  2. Medesima pressione di gonfiaggio del copertone posteriore (con rulli)
  3. Procedere a calibrazione PRIMA DI OGNI ALLENAMENTO come previsto/indicato dal produttore dello strumento
Ma allora FTP, e il calcolo dei TSS e gli altri parametri che ne derivano e ad esso correlati?
Se la differenza di FTP (potenza sostenibile per 60’) è inferiore al 10% si possono utilizzare medesimi riferimenti, diversamente vanno utilizzati valori differenti tra i 2 sistemi. Nel primo caso va tenuto a mente che il modello dose-risposta su cui si basa Performance manager e quindi CTL, ATL e TSB è nel contempo sia flessibile che solido a patto che si mantenga un carico nella zona prevista (poiché anch’esse hanno una relativa ampiezza).
Per esempio, esaminiamo un comune giro di un'ora e dieci minuti di allenamento e ipotizziamo che la vostra potenza nel “sistema indoor” sia del 10% inferiore rispetto a quello esterno: esempio  10’ riscaldamento + 2x20’ a 100%FTP  + 10’ defaticamento.
In un'uscita quest’ora risulterebbe dare ~ 85 TSS e al chiuso (ipotizzando un divario potenza ~ 10% in meno), ~ 70-75 TSS. Una differenza di 10-15 TSS (che è lo stress equivalente di ~15 minuti in Z2/Z3).
Quindi, se tale differenza di TSS è un cruccio….è sufficiente proseguire il carico allenante ad un’intensità superiore per x minuti per raggiungere il medesimo carico TSS. Gli atleti che seguo hanno ben presente come il carico specifico sia dettagliatamente inserito in un contesto di riferimenti temporali per poi concedere una successiva fase di “prolungamento” della seduta ANCHE in ottica di questa compensazione.
Proseguo ora con i dettagli sui quattro elementi dell’allenamento indoor che riguardano la nostra capacità di produrre potenza  e come si può agire su di essi.
Raffreddamento: gli atleti spesso sottovalutano ENORMEMENTE il bisogno di raffreddamento quando l'allenamento si svolge al chiuso. C'è poi sempre la teoria/mito/credenza che una grande piscina di sudore sotto di sé sia una buona cosa. Tutto ciò che essa rappresenta invece è che il flusso d'aria e la disposizione di raffreddamento non è sufficiente/ottimale per l'attività, il carico svolto e quello specifico soggetto. Non scordarti che solo il ~23-25% dell’energia prodotta si trasforma in energia utile per la propulsione sui pedali, il 75% viene disperso in calore! Un corpo che è sotto stress e senza adeguato raffreddamento produce inesorabilmente una performance peggiore.
Quando ci si allena all’aperto si dispone di un flusso d’aria proporzionale alla velocità che scorre su tutto il corpo aiutando sia la dispersione di calore che il mantenimento di una temperatura corporea su limiti di comfort. Allora non pretendere/pensare di poter effettuare in casa/ambiente chiuso un allenamento in assenza di flusso d'aria. Se l'allenamento indoor è predominante nel carico settimanale/mensile di un determinato periodo adegua anche l’impianto di raffreddamento, avrai solo un aggiuntivo aggravio nel rumore generato (rulli/ergometro+ventola/e) ma la tua performance ne trarrà giovamento.

2) Il carico inerziale è il secondo e maggiore fattore differenziale nel confronto tra allenamento indoor e non. Senza entrare troppo nel dettaglio, quando ci alleniamo all'aperto, abbiamo il carico inerziale di bici+atleta che si muove ad una certa velocità a cui si aggiunge quella delle ruote. Se smettiamo di pedalare, la ruota posteriore non rallenterà o si fermerà improvvisamente come avviene sulla maggior parte dei rulli ma procederà il proprio movimento. Nei rulli il carico inerziale è molto inferiore ed è limitato alla ruota posteriore + piccolo volano e/o ventola presente nell’unità resistente del rullo. Quando si smette di pedalare, la ruota rallenta e si ferma in tempi relativamente brevi. Alcuni rulli oggettivamente sono peggiori di altri sotto questo aspetto. Agli effetti ciò che accade è che si presenta uno scenario differente rispetto al pedalare su strada: attivazione muscolare diversa così come le esigenze/richieste neuromuscolari e questo può essere sufficiente per alcuni nel compromettere la possibilità di esprimere una determinata potenza in un medesimo arco temporale (es 300W in 20’ su strada contro 280W in 20’ indoor). In generale i rulli a basso carico d'inerzia tendono ad enfatizzare i "punti morti" nella pedalata (quando le pedivelle sono in posizione verticale rispetto al suolo) mentre strumenti con un carico inerziale maggiore permettono di oltrepassare più agevolmente e senza dispendio ulteriore di potenza tali angoli della pedalata. L’opzione quindi è quella di munirsi, nel possibile, di uno strumento con la massima massa inerziale e/o doppio sistema (ventola+volano).
3) La motivazione (si veda articolo sulla teoria del Central Governor) è un elemento limitante sia in allenamento che in gara, ed è messa a dura prova durante i mesi invernali di allenamento indoor! Se si è consci che l’allenamento indoor sarà più controproducente a livello psicologico che benefico e, se ne si ha la possibilità, cerca di mantenere un adeguato carico allenante mediante cross training.
Ci sono molti modi per superare le sfide di tipo motivazionale:
Varietà nel carico - la promuovo sempre perché provo su me stesso i problemi che anche gli atleti che seguo possono incontrare
Durata – la qualità prevale sulla quantità, motivo per cui nei programmi di allenamento e in funzione della caratteristiche del soggetto indico durate variabili dai 40-45’ a 90’.
Riferimenti – impostati come visto in precedenza, devono essere le linee guida per il carico allenante e dei riferimenti per apprezzare il proprio miglioramento (prima di passare a riferimenti di entità superiore)
Musica – può dare una maggior disponibilità a svolgere un’attività fisica intensa, attenzione però ai brani scelti! (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19793214 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19544965 )
Video – può essere utile a focalizzarsi sullo sforzo specie se ci si immedesima in una situazione e contesto così come possibile con modelli che associano video a carico/pendenza
Ausili informatici – ce ne sono di molti, nell’immediato futuro parlerò di come utilizzare GoldenCheetah v3 per monitorare in tempo reale i propri dati (necessario misuratore di potenza e chiavetta ANT+ v2). In passato avevo scritto un articolo (link) su come utilizzare precedente versione di GC per tale finalità ma ora la procedura è nettamente più semplificata!

Naturalmente alla base e a prescindere da tutti questi “appigli” ci sta il principio del.... non lamentarsi e pigiare sui pedali!

Per concludere 4) l'adattamento è l'ultima delle quattro questioni chiave. Dal momento che ci sono differenze tra i 2 “sistemi” di allenamento indoor e non, alcuni dei quali sono stati discussi, è ovvio che ci vorrà del tempo perché ci si adatti al carico allenante in condizioni diverse. Allenarsi saltuariamente indoor dilata notevolmente i tempi di adattamento che anzi spesso neppure avviene poiché spesso e soggettivamente sono necessarie settimane di carico (es con miglioramento su economia ed efficienza, < fc/W). Una seduta indoor “una tantum” sarà sempre molto più indisponente di una seduta dal medesimo carico svolta dopo settimane di adattamento.

La cadenza, un'introduzione

luglio 05, 2012
La cadenza, un'introduzione

Se un podista vuole incrementare la propria velocità può agire incrementando la falcata e/o la velocità dei passi. Nel Ciclismo l’aspetto è più complesso vista la presenza di un mezzo meccanico e dei rapporti del cambio: per incrementare la propria velocità si deve usare un rapporto più lungo e/o aumentare la propria cadenza.
Come dimostrato da alcune ricerche (e dalla quotidianità di chi “apprezza” tipologie di carico a basse rpm, tipo le SFR) 45-50 rpm rappresentano per molti un’azione di comfort, questo per il fatto che è una cadenza e una ritmica vicina a quella di una classica camminata a ritmo neutro.
All’aumentare della potenza (forza * velocità) e quindi ad un incremento della prestazione, corrispondono cadenze superiori, un intervallo di 70-100 rpm rappresenta la norma in cui i valori più bassi, in pianura, sono mantenuti come cadenza “autoscelta” da atleti di medio basso livello mentre viceversa i valori più sostenuti sono utilizzati da chi esprime una potenza superiore. Questi valori, si intende, come espressione di potenza e cadenza in funzione di un ritmo sostenuto, non un’agilità “a vuoto”, anch’ essa spesso abusata.
In pista i valori sono ancora più sostenuti e 110 rpm sono la norma nell’inseguimento e 130-140 rpm nelle specialità ancora più brevi; ovviamente queste elevate cadenze sono inversamente proporzionali alla durata dello sforzo poiché 1)aumenta il costo energetico causato dal meccanismo anaerobico (tipico di queste azioni e della loro breve durata) e 2) aumenta la resistenza interna a livello delle fibre muscolari.
A livello soggettivo la scelta di una cadenza “confortevole” e quindi avulsa da specifici richiami di coppia torcente è funzione di alcuni aspetti: lunghezza degli arti inferiori, distribuzione delle tipologie di fibre muscolari, abitudine e reclutamento/capacità di coordinazione tra gruppi muscolari agonisti ed antagonisti.
C’è un vantaggio nel mantenere e/o allenare una cadenza SUPERIORE a quella a cui siamo abituati?
Indubbiamente sì poiché la velocità di contrazione (e rilascio) delle fibre muscolari è un fattore NEUROMUSCOLARE allenabile, così come altre capacità condizionali. La peculiarità di questo fattore è che combina sia elementi condizionali (forza e resistenza) che soprattutto capacità coordinative e appunto nervose.
Se per esempio si è abituati a pedalare in una determinata situazione sempre a 80 rpm (es. tratto in pianura) lo schema motorio di attivazione/rilassamento muscolare è ben abituato a questo ritmo e cadenza. Allungare il rapporto (< cadenza) aumenterebbe lo stress a livello muscolare oltre a indurre ad un azione con tempi più prolungati nel l’azione di ritorno del pedale (= fase non propulsiva, < inerzia). Ridurre il rapporto (es. portandosi a 85 rpm) può portare ad un beneficio poiché ci si abitua a produrre una stessa potenza (o superiore). Incrementare la velocità di contrazione è fisiologicamente più semplice ed allenabile nonché efficiente rispetto al poter incrementare  la forza esprimibile ad ogni contrazione; una volta acquisito il nuovo schema motorio (ribadisco però, NON AD INTENSITA’ blande) sarà poi facilmente mantenibile.
Come si pedala? Durante la pedalata il picco di forza è applicato (con una variabilità soggettiva legata agli aspetti sopra elencati) con la pedivella parallela al terreno  o appena oltre tale punto (identificabile con l’andamento della coppia torcente/max componente vettoriale utile di spinta con Wattbike) poiché in questo punto intervengono le azioni concentriche di gamba (anatomicamente:  gemelli e soleo, con un supporto di controllo del piede più che una vera azione propulsiva), della coscia con i muscoli del distretto ischiocrurale e del muscolo più forte nel corpo umano, cioè il gluteo. Il quadricipite entra in funzione con una contrazione successiva al superamento di questo punto.
Nella fase di ritorno il muscolo tibiale anteriore svolge un ruolo di sollevamento del piede e conseguente riduzione dell’inerzia dell’arto nella fase non propulsiva. In tal senso un’altezza sella troppo marcata può creare un problema nel mantenimento di una cadenza superiore a quanto siamo abituati perché l’azione della caviglia viene limitata con un eccesso di estensione dell’articolazione tibio-tarsica. Non è un caso che appunto nelle specialità in pista gli atleti prediligano invece altezze sella inferiori rispetto ad altre specialità (es. cronometro o strada).
Ognuno di noi poi ha un bagaglio (geneticamente predefinito, difficilmente modificabile con l’allenamento, tranne alcune eccezioni) di distribuzione delle fibre muscolari.
Atleti esplosivi hanno una proporzione maggiore di fibre veloci mentre viceversa atleti di “endurance” sono più dotati di fibre di tipo lento. Le fibre veloci possono produrre rapidi e/o più intensi valori di forza, contrazioni più intense MA per brevi periodi (motivo per cui una bassa intensità accoppiata ad una bassa intensità è, generalmente, poco allenante nell’ambito della forza esprimibile nel gesto della pedalata).
All’opposto le fibre di tipo lento sono in grado di generare forze di media bassa intensità (anche 5x meno delle fibre veloci) ma per periodi prolungati.



Nel mezzo tra questi due “estremi” si interpongono le fibre veloci di tipo ossidativo (IIb o IIx), allenabili poiché possono essere portate ad avere più le caratteristiche di quelle veloci o di quelle lente: in particolare lavori ad elevata cadenza E intensità comportano un miglioramento nell’adattamento di queste fibre a generare picchi di forza superiori e archi più prolungati di spinta effettiva.
Fisiologicamente quindi anche un lavoro ad alta intensità di carico (es Z5) non ha molto seno se applicato a basse coppie torcenti MEDIE, chi propende per questo approccio applica un puro e semplice calcolo FISICO senza considerare le implicazioni fisiologiche di reclutamento delle fibre muscolari e la loro capacità di essere allenate.

TEST PEDIVELLE GBSYSTEM con analisi WATTBIKE

settembre 25, 2011
TEST PEDIVELLE GBSYSTEM con analisi WATTBIKE
Test pedivelle GBSystem www.pedivellagbsystem.com


Sede Test: Area PRO presso la palestra "il Centro", Darfo Boario Terme (Bs) ilcentrodarfo.it


Ergometro: Wattbike PRO (con proprie pedivelle tradizionali) wattbike.com

Finalità del test: valutare l'efficacia dell'utilizzo del sistema GBSystem nel migliorare tecnica ed efficienza di pedalata. Il tester utilizza questo strumento tecnico dal gennaio 2011.

Esecuzione del test: dopo una fase di riscaldamento su rullo e con propria bicicletta dotata di pedivelle GBSystem, l'atleta è stato sottoposto a 3 prove incrementali (watt) in isocadenza (mantenimento range di cadenza) con 1' finale massimale.
Ad ogni intervallo/recupero tra le prove incrementali l'atleta ha pedalato su rullo sempre in configurazione bici+pedivelle GBSystem.
Queste 3 prove incrementali erano monitorate dal sottoscritto con telemetria diretta (software Wattbike Expert vers. 2.50.49) e l'atleta NON era a conoscenza dei parametri di controllo (forma coppia torcente, bilanciamento SX/DX). L'unico parametro che l'atleta è stato tenuto a controllare è stata la cadenza ed il controllo, quando richiesto, della regolazione della resistenza della Wattbike.

Infine è stata condotta una 4^ prova incrementale con feedback: in questo caso all'atleta è stato richiesto di prendere visione e monitorare i valori e grafici riportati dalla Wattbike in telemetria diretta e, sempre sotto incremento di resistenza, ma a cadenza libera, adeguare e cercare di ottenere il miglior bilanciamento possibile.

Prima Sessione @ 90-100 rpm



Report:
in ordine ascendente dei valori evidenziati
Cadenza media: 95 rpm
Efficienza media: min 61,3 | max 64,6 (diff  3,3%)
Distribuzione SX/DX= 50%-50%
Angolo SX di picco di forza (90°= pedivella parallela al suolo): 107° medi, 125° max
Angolo DX di picco di forza (90°= pedivella parallela al suolo): 103° medi, 127° max


Il grafico riassuntivo finale (Polarview) riporta tutti i tracciati di ogni pedalata e i corrispondenti valori su plot forza: con i colori azzurro acqua sono evidenziati gli archi medi di spinta: più sono simmetrici ed in linea più la "forma" e le componenti di spinta sono simmetriche



Seconda Sessione @ 80-90 rpm




Report:
in ordine ascendente dei valori evidenziati
Cadenza media:85 rpm
Efficienza media: min 61,3 (ripetuto) | max 79,3 (diff  18%)
Distribuzione SX/DX= 50%-50%(ripetuto)Angolo SX di picco di forza (90°= pedivella parallela al suolo): 103° medi, 178° max
Angolo DX di picco di forza (90°= pedivella parallela al suolo): 101° medi, 148° max


Il grafico riassuntivo finale (Polarview) riporta tutti i tracciati di ogni pedalata e i corrispondenti valori su plot forza: con i colori azzurro acqua sono evidenziati gli archi medi di spinta: più sono simmetrici ed in linea più la "forma" e le componenti di spinta sono simmetriche

Terza Sessione @ 70-80 rpm

Report:
in ordine ascendente dei valori evidenziati
Cadenza media:77 rpm
Efficienza media: min 60,6 (ripetuto) | max 67,0 (diff  6,4%)
Distribuzione SX/DX= 50%-50% (ripetuto 3 su 3)
Angolo SX di picco di forza (90°= pedivella parallela al suolo): 101° medi, 125° max
Angolo DX di picco di forza (90°= pedivella parallela al suolo): 96° medi, 126° max


Il grafico riassuntivo finale (Polarview) riporta tutti i tracciati di ogni pedalata e i corrispondenti valori su plot forza: con i colori azzurro acqua sono evidenziati gli archi medi di spinta: più sono simmetrici ed in linea più la "forma" e le componenti di spinta sono simmetriche

Quarta Sessione @ rpm libere, focus su distribuzione e feedback visivo dato dalla Wattbike


Report:
in ordine ascendente dei valori evidenziati
Cadenza media:84 rpm
Efficienza media: min 48,8 (ripetuto) | max 71,1 (diff  22,3%)
Distribuzione SX/DX= 51%-49%
Angolo SX di picco di forza (90°= pedivella parallela al suolo): 101° medi, 125° max
Angolo DX di picco di forza (90°= pedivella parallela al suolo): 101° medi, 130° max


Il grafico riassuntivo finale (Polarview) riporta tutti i tracciati di ogni pedalata e i corrispondenti valori su plot forza: con i colori azzurro acqua sono evidenziati gli archi medi di spinta: più sono simmetrici ed in linea più la "forma" e le componenti di spinta sono simmetriche

Considerazioni e riassunto conclusivo:
- il soggetto ha dimostrato un notevole bilanciamento (valore NETTO) nella spinta SX/DX in tutte e tre le prove nonostante la mancanza di un feedback visivo, prova che l'allenamento tecnico svolto sulle pedivelle è stato utile in tal senso
- il Test ha dimostrato, come però già riportato dallo stesso atleta verbalmente prima dell'inizio della prova, una maggior capacità di controllo, o meglio una maggior "sensibilità" nel controllo dell'arto SX, che spesso si è dimostrato l'arto con maggior picco di forza e maggior fase di trazione (punto morto inferiore più traslato)
- nelle prove senza feedback si è riscontrato quindi un controllo superiore alla media con una spinta bilanciata ma ancora migliorabile. Lo stesso atleta percepisce che con l'arto DX a volte la pedivella "batte". Questo aspetto è stato confermato dai test.
- nella prova con feedback è risultata notevole, considerando anche lo stato di affaticamento dopo queste prove, il fatto che l'angolo (cioè il COME viene ad esprimersi la coppia torcente) sia stata pressoché pareggiata (angolo medio di max picco di forza è risultato uguale, cioè @ 101° sia a SX che a DX) con una minima differenza e perdita del bilanciamento netto (51% SX e 49% DX). E' da rimarcare come l'atleta non fosse abituato ad un lavoro su Wattbike nè tantomeno a ricevere un feedback visivo della propria azione sui pedali.
- Efficienza: nei valori massimali, la media fin'ora riscontrata negli atleti visionati (mai allenati nè con GBSystem nè con Wattbike) ricade nel 50-57% circa. Nel test l'atleta è rientrato in un min/max del 64,6% - 79,3%

WATTBIKE, alcune possibilità di analisi

settembre 09, 2011
WATTBIKE, alcune possibilità di analisi